Category:Notizie & recensioni Veg’

Rimedi naturali e cibi contro il mal di testa

 - by Samantha

Molte persone soffrono di mal di testa ma non tutti sanno che esistono alcune accortezze alimentari che possono aiutarci a stare meglio e ad attenuare, se non ad eliminare questo fastidioso problema. Stress, affaticamento mentale, insonnia e fattori emotivi contribuiscono di sicuro ad accentuare il mal di testa ma anche posture errate, disturbi dentali insieme a sostanze eccitanti o tossiche come l’alcol, il caffé e il tabacco giocano un ruolo importante e possono essere definiti fattori scatenanti.

Cioccolato

E’ un ingrediente controverso. Contiene feniletilamina che è una sostanza potenzialmente scatenante per le sue proprietà vasodilatatrici. Alcune ricerche hanno però messo in luce che alcune proteine antinfiammatorie contenenti nel cioccolato potrebbero contribuire ad attenuare la cefalea. In ogni caso è meglio consumarlo con moderazione.

Alimenti ricchi di amine

Pesci conservati (sott’olio o sott’aceto o sale),tonno, formaggi stagionati, uova, vino rosso, crostacei, fragole, pomodori, peperoni e kiwi  possono aggravare la situazione, è meglio quindi limitarne il consumo.

Conservanti e additivi alimentari

Meglio evitare anche cibi confezionati che potrebbero contenere alcuni conservanti e additivi alimentari come i glutammati (dadi da brodo, insaporitori artificiali, alcune salse di soia) e i nitrati (salumi e dolcificanti artificiali).

Altri alimenti possono aggravare l’emicrania: latticini freschi, agrumi, mele, banane, mais, frumento e carne. Lo stile di vita però gioca senza dubbio un ruolo fondamentale: un menù equilibrato, evitare zuccheri e dolci che tendono a dare un sollievo immediato per poi peggiorare la situazione successivamente e uno stile di vita che preveda la riduzione dello stress magari inserendo nella nostra quotidianità discipline come lo yoga e la meditazione. Meglio preferire frutta e cereali integrali, ricchi di carboidrati a lento assorbimento, Da non dimenticare l’acqua, indispensabile per prevenire la disidratazione che favorisce questo disturbo. Consumare cibi molto semplici, come riso, ortaggi e frutta fresca è un buon modo per attenuare la cefalea e per tenersi in forma. In caso di dolore pulsante e nausea consigliamo lo zenzero, ottimo digestivo e anti infiammatorio naturale. Per la fatica mentale possiamo invece utilizzare menta e origano e per la digestione lenta l’angelica è ciò che fa al caso nostro. Utilizzare questi 3 rimedi sotto forma di infuso dopo una decina di minuti di infusione è un ottimo modo per riscaldarsi e per prendersi cura di noi.  Altro interessante aiuto puà essere quello degli oli essenziali: quelli di lavanda e menta piperita sono analgesici e antispastici, sono perfetti. Diluite 2 gocce di ciascuno in un cucchiaino di olio di mandorle e massaggiate tempie e fronte: il sollievo sarà rapido.

Trattoria “Dai paciocchi” ad Albisola Superiore (SV)

 - by Luck

Il 22 novembre 2012 sono stata ad una cena vegana, alla trattoria Dai paciocchi, dove Silvia e Davide, due ragazzi simpatici e allegri, ci hanno accolto in un contesto davvero familiare e molto curato!

La serata è iniziata con una breve introduzione di Samantha Alborno, che ha iniziato qualche mese fa un percorso di formazione sulla cucina naturale che ha coinvolto i Paciocchi per far sì che nel loro menù ci fosse sempre una validissima scelta vegan e vegetariana, e di Federica Del Grosso, biologa nutrizionista.

Come potete vedere dalle immagini, buona presentazione e ottima cura dei particolari, mentre ciò che non si può vedere, ma io ho potuto provare per voi (che fatica!), è la qualità dei piatti molto buona!  Per essere stata la prima cena interamente vegana direi, ottimo lavoro Paciocchi! Bravi!

I Paciocchi, dopo la consulenza con Samantha, hanno così deciso di inserire nel menu una alternativa veg che potete trovare sempre disponibile nel loro piccolo, intimo e accogliente locale dove vi sentirete subito a casa.

Ecco i piatti vegani che trovate nel loro menù tutti i giorni (mi tocherà recensire anche il menù di tutti i giorni veg? ma siiiiiii :-) ):

L’antipasto Veg

Trofie della Donna Onesta

Tofu in agrodolce con peperoni

Verdure grigliate

Dolce (variabile)

Ma torniamo alla cena! Tante portate, 10 per l’esattezza e che dosi ragazzi… proprio da paciocchi ^_^
I piatti secondo me più interessanti e gustosi sono stati i ceci con grano saraceno e bietole e l’insalata di finocchi agli agrumi… Divini! :-)

Ecco una bella carrellata del menù della serata:

Non siamo riusciti a mangiare tutto, non perchè non fosse buono, anzi… ma perchè le dosi sono davvero abbondanti! Ovviamente nulla viene buttato e i Paciocchi vi prepareranno una doggy bag per portare a casa ciò che non siamo riusciti a finire! ;-)

Insomma, non possiamo far altro che consigliarvi questo ristorante dove ci si sente in famiglia e i piatti sono davvero deliziosi. Inoltre, Silvia è una persona molto attenta a quelle che sono le esigenze di ogni suo cliente quindi è meglio telefonare per specificare le vostre esigenze (ma anche per prenotare perchè il locale è piccolo e molto ambito!). Vegan, vegetariani e intolleranti possono stare tranquilli…pancia piena e sorriso sulla faccia! ;-)

Intervista al Prof. Franco Berrino e visita a Cascina Rosa

 - by Samantha

Quello che si percepisce, entrando nella sala da pranzo di Cascina Rosa è difficile da descrivere. Per me che mi occupo di cucina naturale da qualche tempo vedere come qualcuno segua un programma che prevede una attenzione altissima all’alimentazione nella cura dei tumori è uno stimolo ad andare avanti e a migliorare ancora di più la mia cucina in questa direzione. Cercherò di essere breve perchè vorrei lasciare la parola al Prof. Franco Berrino, dell’Istituto Nazionale dei tumori di Milano che, quando Luana l’ha contattato per chiedergli un incontro, si è immediatamente reso disponibile a incontrarci per pranzare insieme alle donne del Progetto Diana e farci toccare con mano questa bella realtà. Per conoscere a fondo il Progetto Diana visitate il sito web di Cascina Rosa.

Mentre consumiamo un pasto che inizia con una zuppa di miso e alghe e prosegue con un piatto misto di riso integrale, verdura sia cotta che cruda, 2 cucchiaiate di fagioli in umido e si conclude con una crema di frutta deliziosa, il Professore dialoga con noi apertamente e risponde alle nostre domande. Ecco un piccolo riepilogo di quanto detto…

Noi ci occupiamo di cucina naturale, il nostro blog propone prevalentemente ricette vegan. Secondo lei una dieta vegan è corretta da un punto di vista nutrizionale? Può aiutare a prevenire l’insorgenza di certe patologie?

La dieta vegana di per sè potrebbe essere adatta all’organismo ma solo quando è seguita in modo ottimale ovvero escludendo zucchero, farine raffinate, bevande zuccherate e gasate e altri alimenti dannosi. Molti alimenti vegani sono dannosi per l’organismo quindi bisogna fare distinzione tra una dieta vegan che aiuta l’organismo e una dieta vegan deleteria. La vitamina B12 può essere l’unico grande problema per un vegano ma se l’intestino funziona bene, in modo perfetto direi, tutto è in equilibrio e si può arrivare a non avere mai problemi di carenza da B12. Ma è difficile. Noi consigliamo una dieta prevalentemente vegana con aggiunta del pesce, ogni tanto, anche per gli omega 3 che un vegan può trovare nelle alghe, nei semi, in alcune erbe (la portulaca per esempio) e nella frutta secca.

Molte persone ricorrono agli integratori alimentari per sopperire a certe carenze, alcuni addirittura li assumono in modo preventivo senza avere una reale carenza. Lei cosa ne pensa degli integratori alimentari?

Li trovo poco naturali. La natura ci fornisce quello di cui abbiamo bisogno e non vedo perchè andare a ricercare quello che già esiste in un qualcosa che non conosciamo: non è vero che non succede niente nel prendere integratori. Un surplus di vitamine può essere dannoso per l’organismo. Mangiare in modo equilibrato ci fornisce tutto ciò che ci serve per stare bene. Prendere troppi integratori può aumentare anche il rischio di sviluppare il cancro. Lo abbiamo verificato sulle donne che abbiamo avuto in cura in tutta Europa (circa 300.000 di cui 10.000 con cancro della mammella).

Io ho problemi di tiroide (Samantha n.d.r.) e vorrei sapere se avete fatto degli studi sulla correlazione tra la tiroidite di hashimoto e l’alimentazione? Lei crede che ci siano degli alimenti che possono aiutare a migliorare o risolvere questo problema?

Non abbiamo fatto degli studi ma quello che posso dire è che il mio atteggiamento nei confronti delle malattie autoimmuni è quello di far guarire l’intestino. L’intestino si guarisce con la crema di riso integrale con il kuzu. Le fibre proteggono l’intestino quando è sano non quando è malato. Bisogna prima curare l’intestino e poi inserire più fibre quindi consiglio di cercare le mie linee guida per curare l’intestino.

Cosa pensa dell’utilizzo dei farmaci?

Io non prescrivo farmaci però dipende dai casi. Ci sono delle situazioni in cui il farmaco salva vita è importante. Sono contrario a tutti quei farmaci assunti in modo casuale, indiscriminato. Iniziare a curare l’intestino e prendersi cura del nostro corpo porta un miglioramento generale e ci fa assumere meno farmaci perchè siamo in salute. Questo è lo stato ottimale poi come ho detto prima ogni caso è a sè e quando serve il farmaco…serve il farmaco.

I vegan spesso mangiano tanta soia. Il problema dell’OGM è reale? Crede che si debba prestare attenzione a questo aspetto?

Io credo che si debba cercare il più possibile di avvicinarsi alla naturalità delle cose. Bisogna fare il possibile per evitare gli OGM ma allo stesso tempo mi chiedo spesso perché ci siano molte persone che stanno attente a questo genere di cose e per esempio fumano. Il fumo è un grande problema oggi. Possiamo mangiare garantito non ogm, possiamo mangiare biologico ma se poi fumiamo un pacchetto di sigarette al giorno poco importa. E’ importante sottolineare questa cosa anche per quel che riguarda il fumo passivo. Per esempio: se un genitore fuma le possibilità, per il figlio, di ammalarsi di tumore al fegato sono raddoppiate. E se fumano entrambi i genitori sono quadruplicate (fonte: Pastorino U, Berrino F, Gervasio A, Pesenti V, Riboli E, Crosignani P. Proportion of lung cancers due to occupational exposure. Int J Cancer 1984).

Parlare con lei ci ha fatto capire quanto l’alimentazione sia importantissima nella prevenzione ma anche nell’affiancare chi sta curando un tumore. Abbiamo avuto però esperienze tra amici e familiari che non hanno ricevuto particolari linee guida sull’alimentazioni parlando con gli oncologi che li hanno seguiti. Come mai si parla così poco di queste cose a chi ha una malattia di questo tipo?

Gli onocologi in generale non sono interessati all’alimentazione, spesso dicono ai pazienti di mangiare quello che vogliono. Questo dipende da una formazione accademica dove si parla prevalentemente dell’utilizzo dei farmaci e l’alimentazione non viene considerata parte integrante delle cure.

Alcuni oncologi consigliano di utilizzare come dolcificante nei dolci e nelle bevande il fruttosio perchè, in vitro, è l’unico che non innalza l’indice glicemico. Io cerco di utilizzare prevalentemente il malto, lo sciroppo d’agave e il concentrato di dattero. Ogni tanto uso lo zucchero di canna grezzo integrale. Lei come si pone rispetto a questo ai dolcificanti?

Non sono d’accordo per quel che riguarda il fruttosio o meglio…il fruttosio della frutta è il nostro dolcificante naturale: ma se è nella frutta. Per questo motivo quando facciamo i corsi di cucina qui a Cascina Rosa prepariamo dolci con la frutta, con la frutta secca come l’uvetta per esempio. Lo zucchero, anche quello di canna, deve essere eliminato dalla nostra dieta. Meglio il concentrato di dattero e i malti ma comunque in generale meglio consumare della frutta quanto abbiamo voglia di dolce.

Abbiamo una domanda finale che ci incuriosisce molto. In tutti questi anni di esperienza ha incontrato moltissime donne che hanno sviluppato dei tumori. Ha notato una correlazione tra gli stati emotivi e l’insorgenza di queste malattie?

Non posso rispondere “scientificamente”, posso solo dire quello che ho visto in questi anni. Dico sempre che bisogna imparare a perdonare. Il rancore spesso è stato parte della vita di alcune persone che si sono ammalate. Inoltre, mi è capitato frequentemente di trovare una relazione tra un forte trauma, un grande shock emotivo piuttosto recente (circa 2 anni prima) e l’insorgenza del tumore. Per me è abbastanza logico che ci sia una forte relazione tra le emozioni e il nostro corpo. Ho affrontato questo tema in alcune conferenze.

Alla fine della nostra intervista eravamo davvero soddisfatte e felicissime per aver avuto l’occasione di incontrare un uomo speciale come il Prof. Berrino. Durante il pranzo ha “interrotto” la conversazione di tutti i presenti alcune volte per parlare di educazione alimentare: ha parlato del latte che contiene estrogeni, di quello che mangiano oggi gli animali e dell’importanza dell’assunzione di omega 3 attraverso il pesce, le alghe, piante e frutta secca. Questo fa si che, una volta a casa, le pazienti siano perfettamente informate sulle motivazioni che le portano a escludere certi alimenti dalla loro dieta per privilegiarne altri. Questo è quello che ci piace del metodo del Prof. Berrino: il coinvolgimento, il fare cultura, il diffondere all’esterno certe importantissime conoscenze che sono alla base di una corretta e sana alimentazione e quindi di uno stile di vita che ci renda più sani e forti.

Nel tardo pomeriggio siamo andate ad assistere alla sua conferenza per i Mercoledì della prevenzione. Ha parlato delle cause dei tumori e, sinteticamente, abbiamo appreso (insieme ad una sala piena di ascoltatori) come il fumo, il consumo di bevande dolci gasate e di patatine, merendine e altri alimenti confezionati, alcuni farmaci ormonali e anti ormonali e integratori alimentari possano contribuire a farci ammalare.

Se volete approfondire gli studi del dotto Berrino alleghiamo qualche interessante link:

Documenti: approfondimenti per tema, documentazione divulgativa e scientifica

Video conferenza: il cibo dell’uomo

Video conferenza: il cibo del bambino

Report: Mangia che ti passa – puntata con il prof. Berrino

Iridologia: un percorso di ricerca

 - by Sara

L’iridologia è la scienza che studia i segni, le forme, i colori  e la trama dell’iride dell’occhio umano. L’iride nel suo piccolo racchiude il riflesso dell’intero corpo, una speciale mappa dove viene proiettata lo stato di salute degli organi e degli apparati. Attraverso lo studio della struttura dell’iride si può leggere del nostro mondo interiore, si possono cogliere aspetti fisici, ma non solo, negli ultimi anni gli studi si sono estesi e l’iridologo è sempre più capace di cogliere anche aspetti energetici, psico-emotivi e spirituali.

Questa è una mappa fisica, ma basta cambiare mappa per scoprire che la lettura può andare ben oltre il corpo fisico e spaziale, si può leggere il tempo ed i segni lasciati dagli eventi, si possono trovare archetipi e simboli che possono avere un valore terapeutico, si possono osservare aspetti psico-emotivi, i nostri talenti, i vizi da trasformare in qualità, i punti deboli e i punti di forza. Dall’iride emergono immagini, disegni, colori che possono raccontare di noi, dei nostri limiti e delle nostre aspirazioni, i nostri aneliti, i sogni messi da parte e dimenticati, le forze bloccate a cui non sappiamo accedere.

Ci sono vari piani di lettura come in una spirale ed ogni segno dell’iride acquista ad ogni piano un significato diverso. C’è un piano fisico, un piano embriologico, un piano energetico, un piano psico-emotivo ed un piano spirituale. Non è solo una questione di mappa, sta anche all’abilità dell’iridologo trovare la porta di accesso ai vari piani.

A volte anche solo diventare consapevoli di certe cose può essere risolutivo, altre volte dobbiamo rimboccarci bene bene le maniche e renderci conto che non basta sapere, per crescere e cambiare le cose facendo anche grandi salti, dobbiamo attivare la nostra volontà.

Più che una scienza, l’iridologia è un’arte.

Per me è stato illuminante scoprire tutto questo, auguro che anche in voi si possa accendere qualcosa, anche solo la curiosità che faccia sorgere una qualsiasi domanda. Ogni conoscenza inizia con una domanda.

Sara

New J class, marina di Genova Sestri Ponente

 - by Luck

Oggi vi presentiamo il New J Class, un locale che si trova a Genova, precisamente, alla nuova marina di Sestri Ponente, vicino all’aeroporto. Il locale si trova sulla banchina principale, di fronte agli yacht. Su prenotazione abbiamo potuto provare un aperitivo 100% vegano. Il proprietario si é dimostrato disponibile a modificare e inventare qualcosa di nuovo per il suo buffet. Durante l’anno organizza anche aperitivi macrobiotici. Essendo molto disponibile si possono organizzare feste ad hoc per ogni esigenza.

Come potrete vedere dalle foto l’aspetto estetico è molto curato ed il personale, molto gentile. Tra tutti i piatti proposti ci sono piaciuti quelli fatti in casa: un ottima insalata russa accompagnata da un morbidissimo pane senza strutto e latte. Una buona frittata di patate con farina di ceci, dell’ottimo hummus e fusilli con basilico e noci.

Normalmente l’aperitivo a buffet viene fatto il venerdì, sabato e domenica, l’intenzione del titolare è quella di aggiungere al buffet abituale anche una parte dedicata ai vegani, così che si possa andare tranquillamente in gruppo e accontentare tutte le esigenze di ognuno.

Il proprietario, Roberto Ciarapica, ha anche una gelateria con un ottimo gelato dove potrete provare i gusti alla frutta e il cioccolato fondente che sono senza latte. Per rimanere aggiornati sulle iniziative del locale vi consigliamo di iscrivervi al gruppo su facebookQui potete vedere la descrizione del locale sul sito della Marina di Sestri.

Per raggiungere il locale clicca qui. per info e prenotazioni: Tel: 010/6143455 E-mail: info@rciarapica.com

Luana Ciambellini e Silvia Dalla Dea per LaboratorioVeg

Fasce porta bebè raccontate da chi le usa e le crea

 - by Luck

Carissimi lettori, oggi vi parlerò di un argomento molto interessante, che piacerà a tutte le mamme, io ancora non lo sono ma sono diventata zia da pochissimo, vale lo stesso?! :D

Ho fatto una lunga e interessantissima ricerca sulle fasce porta bebè e il mondo a esse collegato. Mi scuso già per chi adora come me gli articoli brevi… beh, questo non lo è, ma vi assicuro che vale la pena leggerlo fino in fondo.
Giuro che non pensavo che le fasce fossero così tante e di diverse forme, per questa la ricerca è durata più del previsto. Ho deciso di scegliere una mamma/sarta per ogni modello di fascia, non è stato semplice perchè sono molte le fasce di produzione industriale; vi parlerò perciò di quelle che nascono dall‘amore delle mamme, quelle vere artigianali al 100%.

Cercando in rete, ho trovato Anilina, con fasce tubolari (pouch sling) “Gradipo”, Bubamara e le fasce Mei Tai , Pongazio con le fasce ad Anelli e La Vera Arte e le fasce Lunghe.

Ho deciso di approfondire e studiare il discorso per dare la possibilità, a chi ancora come me non le conosce a fondo, di capire quali modelli esistono e soprattutto sapere … perchè usarle?!
Le fasce l’ho sempre viste portare da ragazze africane e qualche amica, ma la mia conoscenza su di esse si fermava li, pensavo … “che belle, mi sembrano così naturalmente belle e pratiche.”
Portare i bambini con la fascia è un usanza antichissima e comune a tutte le civiltà.Le donne africane, essendo abituate a questa pratica fin da bambine (9-10 anni) poiché spesso portano i fratelli minori, mettono il bambino sulla schiena con una facilità e una velocità impressionanti.
Leggendo qua e la, ho scoperto che rispetto ai marsupi, grazie alle diverse modalità di legatura, permette di distribuire il peso su tutto il tronco e sulle spalle, evitando dolori e affaticamento alla schiena.
Tenuti in fascia addosso alla madre possono assumere la stessa posizione che avevano nell’utero e continuano a sentire gli stessi battiti del cuore, l’odore. Il distacco dalla mamma diventa più graduale. Il calore costante della madre aiuta la  termoregolazione dei neonati. La giusta temperatura, la sicurezza e la tranquillità fanno si che si riducano i disturbi da coliche e avviene uno sviluppo intestinale corretto. Non a caso nella fascia il bambino si addormenta più facilmente e dorme più a lungo.

Inoltre la fascia può aiutare anche durante l’allattamento perché sostiene il bambino e ripara da sguardi indiscreti. Ma molte domande emergono sulle fasce, alle mie risponderanno loro, le 4 sarte selezionate per voi tramite un intervista mirata.

La mia ricerca non voleva terminare qui, con questo articolo, è nato un progetto che ho chiamato  “Prova e scegli la tua fascia”; come funziona è semplice, presterò il kit delle 4 fasce campione per un mese, alle mamme, per il momento genovesi, che le vorranno testare per poi decidere quale acquistare.

Quando il progetto sarà avviato estenderò tutto questo anche a tutte le mamme del resto d’Italia che potranno provare le fasce spedite direttamente a casa per poi rispedirle lavate e stirate alla mamma successiva, pagando solo le spese di spedizioni o consegnandole a mano.

Cliccando QUI potrete segnare la vostra preferenza prenotando il mese che più vi aggrada e far parte di questo progetto lasciano il vostro nome, indirizzo e telefono.
Si partirà da Novembre 2012, per dare la possibilità alle sarte di spedirmi le fasce.

Questo progetto nasce per far si che non si acquistino fasce a caso senza prima averle provate e capito quale fa per voi per poi acquistare la vostra preferita su ordinazione personalizzata. Non c’è nessun vincolo di acquisto ma sicuramente, se sceglierete di acquistarne una, contribuirete a dare vita e valore ad un lavoro artigianale fatto con amore per voi e i vostri bimbi. Potrete ovviamente fare domande e chiedere consigli alle 4 bravissime sarte.
Ma ora  parliamo di loro, che della tecnica di portare i bebè, in inglese “ babywearing” ne hanno fatto un arte e delle loro coloratissime fasce porta bebè.

Anilina e la fascia tubolare ” Gradipo”

Leggera, Semplice, Compatta, Pratica


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Creatrice della leggera ed elegante Gradipo, la prima pouch sling in italia e per la precisione, genovese doc…sarà per questo che la metto in prima fila? no no… amo Genova ma non fino a questo punto :P se è al primo posto un motivo c’è, è lei che mi ha sostenuto e aiutato nella lunga ricerca, dandomi dritte e consigli sinceri, quindi se lo merita.La fascia di Anilina, Gradipo,è creata con tessuti di prima qualità e risponde alle esigenze di mamma e bimbo… senza che nessuno debba sacrificare le proprie.Di lei mi ha colpito la sua passione e la professionalità, in tutto ciò che fa. La sua fascia la trovo molto semplice ma efficace!

Anilina ha risposto così alle mie 13 domande:

1 Descrivici il tuo modello di fascia, Gradipo:

La fascia Gradipo è una pouch sling, o fascia tubolare: un semplice anello di stoffa che si indossa a tracolla. E’ meno versatile di altri supporti perchè consente meno varianti di posizione; il suo punto di forza è invece la semplicità d’uso, assieme alle dimensioni ridotte che la rendono estremamente  pratica negli spostamenti brevi, in viaggio, quando piove…Ma anche con un bimbo grandicello che già cammina e che vuole salire e scendere spesso dalle braccia della mamma. Ho personalizzato e migliorato la semplice fascia tubolare proponendo quattro modelli diversi: -semplice (classica fascia tubolare) - reversibile (doppio strato di stoffa )- imbottita (uno strato di imbottitura lungo entrambi i bordi)- reversibile ed imbottita (doppio strato ed imbottitura lungo entrambi ii bordi).
2 Raccontaci i tuoi primi esperimenti per arrivare al modello attuale:

Ho cucito la prima pouch sling nel 2004, aspettando che nascesse la mia prima bambina. Io abito al sesto piano e senza ascensore: davvero non riuscivo ad immaginarmi una vita con la carrozzina ! I marsupi classici , però , mi sembravano scomodi, e spesso anche brutti. Navigando nei siti americani trovai le istruzioni per cucire la pouch sling e fabbricai la mia prima fascia in lino arancione. Alla nascita della mia bambina la fascia si rivelò troppo lunga, ma io non me ne accorsi nemmeno, e ce la portai lo stesso per piu’ di un mese prima di decidermi a cucirne una piu’ piccola!  Allora, infatti, le fasce in giro erano estremamente rare; la gente era incredula a vedere che portavo un bimbo cosi’, e io non avevo nessun termine di paragone per capire che stavo sbagliando qualcosa….Pian piano, negli anni, introdussi nuove migliorie, ed iniziai a ricevere richieste da amiche e parenti, finchè la fascia , battezzata  ”Gradipo” dalla mia bimba treenne, approdò online nel 2007 nelle due varianti : semplice ed imbottita. Nel 2009 introdussi anche i modelli reversibili.

3 Quali materiali usi?

Utilizzo tantissimi tipi diversi di stoffe in cotone e lino, leggere e pesanti, con una piccola percentuale di elastan nel caso degli stretch. Mi piace avere un catalogo ben fornito, percio’ acquisto quasi sempre scampoli di tessuto piuttosto piccoli. In questo modo non solo posso offrire tanta scelta, ma le fasce Gradipo riescono davvero tutte diverse fra loro. Questo mi gratifica, e rende piu’ divertente il mio lavoro! Infatti, io per prima adoro scegliere stoffe….L’imbottitura è una gommapiuma atossica, appositamente prodotta per l’uso in prodotti per l’infanzia.Le etichette sono tutte stampate a mano su fettuccia di cotone.

4 Passeggino e fascia … i pro e i contro:

Non voglio demonizzare il passeggino.  L’ho usato spesso nei periodi in cui i miei bambini non avevano voglia di essere portati nella fascia, ed è utile se si sbrigano faccende “pesanti” : molte volte l’ho usato per portare a casa la spesa, mentre tenevo il bimbo nel Gradipo!  Tuttavia, in certe occasioni è terribilmente limitante. Una scalinata è un ostacolo insormontabile per una mamma con passeggino, e l’ultima volta che sono salita con il passeggino su un mezzo pubblico sono stata invitata a scendere dall’autista: con il bambino in braccio, sull’autobus affollato, non riuscivo a chiuderlo. Nel passeggino i miei figli mi sono sempre sembrati sacrificati, mi sono sempre sentita a disagio per il fatto di portarli così…non ho mai amato il fatto di non poter vedere in faccia il mio bambino, non potergli parlare, interagire con lui e condividere le esperienze ; questo, dal punto di vista di una mamma abituata a portare, è davvero un punto a sfavore. Per una lunga uscita con un bimbo già grandino, se è probabile che il bambino si addormenti, puo’ essere saggio portare sia fascia che passeggino: quando il bambino dorme, infatti, pesa molto di piu’….

5 Un consiglio alle neo mamme che vorranno provare la fascia porta bebè:

A chi vuole provare la fascia consiglierei di fare un po’ di yoga per tenere in forma la schiena ed ottimizzare le proprie potenzialità di portatrice.  Portare è una vera ginnastica per la schiena, e favorisce lo smaltimento dei chili di troppo accumulati nei nove mesi, ma alcune mamme non ci riescono perchè hanno una postura scorretta, che viene accentuata dal portare un peso. Lo yoga è utilissimo dopo la gravidanza ed è fondamentale per mantenere la spina dorsale elastica e flessibile. Non è indispensabilee seguire un corso, è sufficiente imparare a padroneggiare un po’ di posizioni per rilassare schiena e spalle .SI puo’ certamente portare anche senza lo yoga, ma una buona postura ed una schiena sana permettono di portare davvero a lungo e con soddisfazione!

6 Dalla nascita fino a che età?

Questo dipende dalla buona volontà del portatore! Ho messo nella fascia, per ridere, anche la mia bambina di sette anni. Una tubolare ben fatta regge un peso di 20 kg senza problemi, tuttavia non conosco nessuno che arrivi a tanto! Al momento porto ancora il mio bimbo di 27 mesi, ma la maggior parte delle mamme si ferma verso i due anni, con qualsiasi tipo di supporto.

7 Cosa risponderesti alle mamme preoccupate per la sicurezza del loro bimbo?

C’è una smisurata bibliografia sui benefici del portare e sui modi in cui essere portato favorisce lo sviluppo psicologico, fisico ed emozionale del bambino.  Anche se certamente portare un bimbo in sicurezza è anche una questione di esperienza, la fascia in sè non è piu’ pericolosa di un marsupio tradizionale. Dal punto di vista del pericolo di soffocamento, ci sono stati casi clamorosi proprio in alcuni marsupi commerciali che rispetto ad una produzione artigianale si fregiano di essere piu’ sicuri…. Seguendo le istruzioni ed agendo con buon senso portare è facile e riesce naturale, e consente alla mamma di avere vicino il bambino con le sue esigenze.

8 Il tuo modello di fascia è facile da indossare?

Gradipo è soprattutto questo: una fascia facile da indossare. Si infila a tracolla come una borsa. Non c’è (quasi) niente da capire nel suo utilizzo!

9 Quali e quante sono le posizioni del bimbo dentro la fascia:

Il bambino puo’ essere portato a culla, pancia contro pancia, sul fianco e sulla schiena. Non tutti amano tutte le posizioni…. Personalmente a  me portare sulla schiena non è mai piaciuto, nè con la fascia Gradipo, nè con altri supporti. Sento maggiormente il peso,  e poi mi piace vedere che cosa i miei bambini stanno facendo! Alcuni bambini invece rifiutano la posizione culla. Quella universalmente apprezzata è la posizione sul fianco, che piace al 100% delle mamme e dei bambini!

10 La fascia vista dal bimbo:

Finchè il bambino è piccolo, la fascia è soddisfazione del bisogno primario di contatto e di calore, oltre ad essere un posticino accanto al suo “biberon” sempre pronto…Per il bimbo piu’ grande la fascia è il rifugio nei momenti di stanchezza e di sconforto. Quando tutto va bene, è il posto da cui vedere il mondo con gli occhi della mamma e “controllare” tutto quello che lei fa.

11 La fascia vista dalla mamma:

Per la mamma avere le mani libere è un grande sollievo…si sbrigano le faccende di casa, si risponde agevolmente alle email, si allatta un po’ ovunque senza offendere ed essere offesi. E’ una salvezza in tante situazioni di emergenza in cui il passeggino sarebbe di ingombro. E’ un oggetto che diventa caro, perchè lo si porta sempre con sè.

12 La fascia vista dal papà:

Per un papà la fascia puo’ essere l’occasione di portare un po’ su di sè il proprio bambino, di sentirlo suo come una mamma fa nei nove mesi della gravidanza… Nel frattempo la mamma puo’ riposarsi un po’!Non sempre i papà sono disposti a portare i bimbi nella fascia, ma tutti quelli che ho conosciuto ne riconoscono la genialità. E’ evidente che ai piccoli piace essere portati cosi’!

13 La tua fascia ha diverse misure, ci potresti spiegare come poter scegliere la taglia giusta?

La fascia Gradipo viene confezionata in 7 taglie.  E’ una faccenda seria, perchè per una fascia tubolare la misura giusta è importantissima! La misura diagonale del busto è la variabile piu’ importante quando si sceglie la taglia di una fascia, ma intervengono anche altre variabili; per questo ho creato una tabella per trovare la taglia giusta, e rispondo via email alle persone che hanno bisogno di un consiglio.

14 Qui puoi aggiungere qualche informazione importante da aggiungere:

Le fasce Gradipo sono confezionate da me sola nel mio laboratorio artigianale, insieme ad altri oggetti originali per bambini e per adulti. Il mio lavoro però non finisce qui: scrivo un blog di libera informazione www.anilina.org , che per me è la parte piu’ importante del mio lavoro.


Bottega Bubamara e la fascia Mei Tai


Intuitiva, Colorata, Versatile, Comoda

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La bottega Bubamara, formata da veri e propri genitori-canguro napoletani, che preferiscono il contatto, il calore e la sicurezza dei loro bimbi piuttosto che il distacco e il freddo di un passeggino. A loro piace pensare che le cose possano andare in un modo diverso, in cuor loro sanno che ognuno di noi può fare molto, a partire dalle piccole azioni quotidiane. Come bere un bicchier d’acqua, mangiare un’insalata, differenziare l’immondizia, prendere l’autobus, fare la spesa al mercato, portare in braccio i nostri figli. Mamma Bubamara (Annamaria) cuce una coloratissima fascia mei tai e tra una febbre del bimbo e tante ordinazioni è riuscita anche a trovare il tempo per la mia intervista….

1 Descrivici il tuo modello di mei tai:

Il modello di mei tai che realizzo è frutto delle infinite sperimentazioni e collaudi effettuati nel corso del tempo con i miei due bambini, Alessandra, quasi tre anni, e Lorenzo, un anno, portati entrambi e fin dalla nascita da me e mio marito. E’ composto da delle fasce adeguatamente larghe e lunghe, in modo da 1) non segnare le spalle del portatore (se sono troppo strette possono provocare il doloroso “effetto corda”, il tessuto delle bretelle diventa una morsa!) e 2) poter consentire di legare “alla tibetana” (un particolare incrocio che consente di scaricare meglio il peso del bambino sulle spalle della mamma o del papà). Il pannello è ampio, in maniera da garantire una seduta fisiologica del bambino (schienali con sedute troppo strette fanno si che il bebè non stia seduto all’interno del mei tai, bensì “appeso” all’impiedi, come nei tradizionali marsupi), ed alto, per contenere interamente  il piccolo, sostenendolo dal sederino alla testolina; le misure consentono di impiegarlo dalla nascita fino a tre anni circa, si adatta quindi man mano che il bambino cresce. Realizzo modelli di mei tai con o senza reggitesta, una specie di “cappuccio”, o meglio di bavero, che, fissato con appositi laccetti a dei passanti cuciti sulle bretelle, consente di sostenere la testa del bimbo quando si addormenta, per evitare che penzoli all’indietro! (in particolare quando si porta sulla schiena!)

2 Raccontaci i tuoi primi esperimenti per arrivare al modello attuale:

Il primo mei tai l’ho cucito dopo aver studiato e “fuso” tra loro vari tutorial, soprattutto in inglese, presi da internet: era fatto con vecchie lenzuola, il pannello era ricavato da una federa di cuscino, e non aveva il reggitesta, perché per me all’epoca non era un accessorio importante… Ma non andava bene, il pannello aveva una forma che nella parte superiore risultava poco comodo per Alessandra, le segnava il collo dopo un po’, quindi nel modello successivo stondai i bordi, e tutto il mei tai in generale acquisì un aspetto più “rotondo” (la forma è rimasta quella attuale, molto sinuosa!). Ma ancora c’era qualcosa che non andava… Ale, che all’epoca aveva 8 mesi, aveva difficoltà quando voleva mettere le braccine al di fuori dello schienale, non riusciva quasi a muoversi… E così mi accorsi che le fasce erano troppo ravvicinate tra loro, e decisamente troppo perpendicolari al pannello del mei tai! Con la modifica successiva, la situazione era nettamente migliorata! L’ultimo passo fu di inserire il reggitesta, che fortunatamente ho trovato giusto nelle misure fin da subito…

3 Quali materiali usi?

Prevalentemente tessuti di cotone, di tipi diversi: rasatello, gabardine, piquet, questi per le fasce dei mei tai e per gli interni degli schienali, che vanno più a contatto con la pelle del bambino, mentre per gli esterni mi è capitato di impiegare anche stoffe diverse, come il tartan ad esempio, o il raso.

4 Passeggino e mei tai … i pro e i contro:

Con il mei tai puoi andare praticamente ovunque!! Mare, montagna, mezzi pubblici, centro città, scale varie… Insomma, non trovi ostacoli, hai realmente la libertà di andare dappertutto e di essere autonoma, soprattutto se, come noi, hai dei bambini piccoli e un cane! Inoltre ti consente di avere le mani e le braccia libere per poter fare praticamente di tutto, dai piatti, alle lavate di pavimento, al leggere una storia alla sorellina maggiore… Svantaggi?? Può provocare dipendenza!! Portare è pratico, economico, salutare, fa stare bene la mamma e il bambino… Per noi è stato così, un amore a prima vista che però si è rafforzato ogni giorno di più, e di cui non ne potremmo fare a meno. E il passeggino? Noi l’abbiamo usato veramente poco, perché scomodo e ingombrante, una zavorra da portare dietro e in cui, prima di una certa età, i nostri figli non sono mai voluti entrare… Ma ci sono delle circostanze dove invece può rivelarsi molto utile, ad esempio quando si esce di sera o si sta fuori tutta la giornata, può diventare un lettino d’emergenza dove è comodo appoggiare il piccolo per un pisolino, oppure come carrello porta-tutto, nel caso usciate e per un motivo o un altro abbiate tante borse e borsine con voi.

5 Un consiglio alle neo mamme che vorranno provare la fascia porta bebè:

Penso che non esista “la” fascia porta bebè perfetta, in senso assoluto, ma quella perfetta per ogni mamma: c’è chi è innamorato della fascia lunga perché la più versatile e comoda in assoluto, chi invece adora il mei tai perché unisce alla comodità la praticità e velocità di utilizzo, e chi ancora non ha occhi che per la fascia ad anelli (questo solo per citare alcuni tra i porta bebè più noti), perché compatta e maneggevole… Personalmente consiglierei, prima di acquistare una o più fasce, di interrogarsi su cosa si stia cercando e perché: ad esempio, se tuo figlio è un bimbo “ad alto bisogno”, che cerca sempre e soltanto le tue braccia, e se, magari, sei una persona che si sposta molto a piedi, che nel tempo libero fa escursioni e lunghe camminate, la fascia lunga e il mei tai sono le soluzioni ideali, scaricando il peso del bambino su entrambe le spalle; se, invece, cerchi una fascia da indossare per brevi periodi, magari per salire le scale e per altre commissioni veloci, qualcosa che sia pratico de mettere e poco ingombrante, e se, per lo più, ti sposti molto in auto, la fascia ad anelli o la pouch sono più congeniali. Prima di eventualmente comprare un porta bebè, l’ideale sarebbe comunque di poter provare di persona i vari supporti presenti sul mercato: magari anche un’amica, una parente, hanno una fascia che possono prestarvi e mostrarvi come usare! Oppure ci si può iscrivere a forum/gruppi su internet dedicati all’argomento, dove sia possibile combinare incontri con altre mamme canguro residenti dalle proprie parti, e, nobile ma purtroppo finora isolata realtà, c’è una vera e propria “fascioteca” a Torino, curata e gestita dall’associazione “vitaminaM(amma)”, dove è possibile provare e toccare con mano fasce e mei tai  di diverse marche.

6 Dalla nascita fino a che età?

Il mei tai può essere usato dalla nascita (anche se non è avvolgente quanto una fascia lunga, in particolare elastica, che secondo me è il miglior supporto per portare un neonato; il mei tai lo consiglierei diciamo dai 4 mesi in poi, o comunque da quando il bambino acquisisce maggior controllo della muscolatura del collo e tiene più dritta la testa) fino a circa 15 kg, si dice di solito… Noi a dire il vero lo usiamo a volte ancora con Ale, 15 kg per 3 anni quasi, durante le lunghe passeggiate,e tiene benissimo! L’importante è che lo schienale sia adeguatamente alto e ampio, e che naturalmente le cuciture siano sicure.

7 Cosa risponderesti alle mamme preoccupate per la sicurezza del loro bimbo?

La sicurezza è un aspetto importantissimo da tenere a mente sempre, soprattutto quando si parla dei nostri piccoli… Riguardo al portare, poi, visto che fasce e mei tai sono ancora relativamente poco diffuse nella nostra società, c’è una certa apprensione proprio in merito alla validità di un po’tutti i supporti (forse si è più convinti riguardo la sicurezza di un passeggino piuttosto di un seggiolino da auto, semplicemente perchè siamo più abituati a vederli usati, sempre e da chiunque). Innanzitutto, consiglierei di valutare, prima di acquistare un porta bebè, la qualità dei materiali impiegati (tessuti e parti accessorie, come anelli e fibbie, nel caso ad esempio di supporti semi strutturati) e della fattura (particolare attenzione a mio parere va data alla resistenza delle cuciture): sfortunatamente mi è capitato di imbattermi, ad esempio, in mei tai del tutto sbagliati: con pannelli troppo corti e stretti per poter contenere in maniera adeguata il bambino, o con reggitesta inesistenti… Un supporto mal fatto può pregiudicare non solo la “qualità” del portare (con fastidi e dolori per la mamma e anche per il bambino), ma anche la sicurezza stessa! E poi va considerato l’aspetto del corretto uso che si fa delle fasce in generale, spesso sento di bambini portati in condizioni potenzialmente molto pericolose, come mentre si è ai fornelli, o in bicicletta, o addirittura in auto… Purtroppo non sempre prevale il buonsenso, e il rispetto di regole di sicurezza comune! A questo scopo, nei mei tai e nella fasce che spediamo, alleghiamo anche un foglio delle avvertenze, che espone le principali situazioni di rischio da evitare quando si porta il proprio bambino. Infine, un altro aspetto riguardante un portare sicuro ha a che fare con il COME posizionare il bambino nella fascia/mei tai: io, personalmente, ho imparato guardando tanti video tutorial su youtube (è per questo che anche noi, in un’ottica di “gratitudine” e di condivisione di conoscenze, dedichiamo molto del nostro tempo alla realizzazione di video tutorial), anche se bisogna ammettere che l’ideale sarebbe poter avere qualcuno che mostri le varie legature/posizioni possibili; a questo scopo, vorrei segnalare che in tutta Italia sono presenti le consulenti del portare, e che vi è anche la possibilità di poter seguire corsi tenuti da istruttrici qualificate.

8 Il tuo modello di mei tai è facile da indossare?

Il mei tai è un porta bebè molto semplice e intuitivo da usare: basta legare le fasce che formano la cintura in vita, appoggiare il bambino sul petto (o sul fianco, o sulla schiena, a seconda delle posizioni) alzando lo schienale, e tirare ben bene le fasce-bretelle, incrociandole e chiudendole poi sotto il sederino del piccolo! Esteticamente il mei tai ricorda parecchio il classico marsupio, in realtà è molto più comodo sia per la mamma che per il bimbo, ed è anche molto più colorato e allegro!

9 Quali e quante sono le posizioni del bimbo dentro il mei tai:

Nel mei tai il bambino può essere messo in tre posizioni: pancia a pancia, fianco e schiena. La posizione pancia a pancia è quella che si usa per prima, può essere eseguita infatti anche con i neonati, avendo delle particolari accortenze (accorciando preventivamente il pannello, posizionando le gambine a “ranocchietta” all’interno del mei tai e incrociando le fasce dietro la schiena anziché sotto il sederino); sul fianco, invece, si può passare quando il bambino mostra di poter stare ben dritto con la testa e il tronco, e comunque non prima dei 4-5 mesi (molto poi dipende da bambino a bambino), e infine sulla schiena (comodissimo!!), anche qui consiglierei non prima dei 4-5 mesi.

10 Il mei tai vista dal bimbo:

I piccoli portati rivivono fin dai primi giorni una condizione molto simile a quella sperimentata nel pancione: contenuti, al caldo, fusi con la madre… Dopo aver abbandonato tutt’a un tratto il grembo materno, dopo che sono stati “sbalzati” fuori, al freddo e lontani dalla mamma, riprovano la piacevole sensazione di essere un tutt’uno con lei, si sentono al sicuro, protetti, coccolati. Addosso a lei respirano il suo profumo, ascoltano il ritmo del suo cuore, sono cullati dai suoi movimenti… Tutto questo, quasi magicamente, li calma e li rassicura, li rende più sereni, infatti il più delle volte i bambini in mei tai, o in fascia, crollano addormentati, in un sonno profondo e senza incubi! Inoltre, i bimbi portati hanno la possibilità di vedere letteralmente da un’altra prospettiva le cose che li circondano: ad altezza-mamma succedono molte più cose interessanti rispetto a quelle viste più in basso, dall’ottica del passeggino! Infatti dall’alto del mei tai o della fascia il bambino può partecipare di più alle attività quotidiane svolte dalla madre, insieme a lei può fare tante cose, osservando e imparando tanto. Senza parlare poi del fatto che ad altezza passeggino, in città, la vita non è affatto facile: tra scarichi delle automobili, rumori, e stimoli eccessivi cui non possono sottrarsi, è senz’altro più piacevole (e salutare) stare tre le braccia della mamma o del papà!

11 Il mei tai visto dalla mamma:

Per la mamma portare soddisfa diversi bisogni ed esigenze: per alcune il mei tai o la fascia sono semplicemente un accessorio per poter vivere più comodamente la propria maternità, consentendo loro di uscire di casa libere, senza l’ingombro del passeggino.  Mezzi pubblici, strade affollate, shopping, scale varie, tutto questo diventa più semplice e pratico se si ha un mei tai o una fascia! Ma portare è anche e sopratutto sentire il proprio piccolo addosso, sulla propria pelle, sentirne l’odore e il respiro, accarezzandolo, coccolandolo, amandosi a vicenda… E’ stare insieme, percorrendo il sentiero dell’essere madri in un modo “diverso” e antico al tempo stesso, tenendosi per mano, condividendo uno spazio speciale, unico, che è fisico e mentale al tempo stesso. Portare è anche contenere, fisicamente ed emotivamente, i nostri figli, accogliendoli, prendendoli in carico, e facendosi cavità ove essi possano risuonare, per crescere sereni e forti, creature in armonia con se stessi e con il mondo.

12  Il mei tai visto dal papà:

Il mei tai incontra spesso i favori dei papà che desiderano avvicinarsi al mondo del portare, questa almeno è l’impressione che ne ho ricavato da quando ho iniziato a cucire fasce porta bebè anche per altri genitori… Spesso mi capita di ricevere richieste di consigli da parte di aspiranti papà canguro, i quali di partenza vedono il mei tai come “più facile” rispetto alla fascia lunga, ma anche più pratica e veloce da indossare! Il mei tai, forse, viene anche visto in maniera favorevole perché all’apparenza ricorda il tradizionale marsupio, quindi, probabilmente, incute meno soggezione rispetto ad una fascia porta bebè classicamente intesa… Ad ogni modo, portare per un padre rappresenta, credo, un’esperienza preziosa e arricchente, che dà modo di vivere, in qualche modo, la sensazione di fusione e di continuità provata dalla madre durante la gravidanza. In fascia, in mei tai, egli può sentire la vicinanza col proprio cucciolo, proprio in termini di prossimità, di intimità e anche di appartenenza, e avere l’opportunità, finalmente, di coccolarlo senza se e senza ma, avendo al tempo stesso, magari, anche le mani libere per dedicarsi ad altre cose!

13 Raccontaci del progetto “Riporta la fascia”:

”Ri-porta la fascia” è un progetto che vede come attori principali i nostri “vecchi” clienti, mamme e papà che hanno acquistato, o ricevuto in dono, un porta bebè di Bottega Bubamara, e a cui viene data l’opportunità di poterlo concedere in prestito ad altri genitori che vogliono avvicinarsi al babywearing. Chi ha acquistato da noi una fascia o un mei tai, e non li usa più perchè i propri figli sono cresciuti tanto da non poter/voler essere più portati, può scegliere di contribuire al progetto ri-spedendoci il vecchio porta bebèsenza alcuna spesa (i costi della spedizione saranno interamente a nostro carico). Una volta valutate le condizioni complessive di usura e di mantenimento, inviamo il supporto, sempre a spese nostread un’associazione senza scopi di lucro, specializzata nell’agevolare ed accompagnare la maternità e aiutare le famiglie, che provvede ad affidarlo in prestito a tutti i genitori che vorranno provarlo. Dopo un determinato periodo di tempo, la mamma/papà che ha sperimentato il porta bebè “usato”, lo restituisce all’associazione, che lo renderà nuovamente disponibile ad essere “prestato” ad altre persone, e così via… Per tutto il 2012 l’associazione in questione è VITAminaM(amma), un’associazione di volontariato senza scopo di lucro che opera a Torino e assiste le mamme, le donne in attesa, le famiglie in generale, fornendo diversi e utili servizi, tra cui la cosidetta “Fascioteca”, un luogo d’incontro per aspiranti genitori canguro che possonoprovare di persona i vari supporti presenti sul mercato. “Ri-porta la Fascia”, nella nostra idea, è un’iniziativa senza limiti di tempo e  senza scadenze, ci impegnamo fin da ora, infatti, a portarla avanti nel corso degli anni, dando la possibilità anche a chi in futuro acquisterà da noi un porta bebè di partecipare al progetto, aiutando così altre mamme e papà che vogliono avvicinarsi alla pratica-filosofia del portare i bambini.

Pongazio e la fascia ad anelli

Pratica, Originale, Vivace, Unica

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Le fasce ad anelli Pongazio sono molto versatili e la misura è regolabile, possono essere indossate dalla mamma, dal papà, dalla, nonna e dalla baby sitter etc; si possono indossare in 5 posizioni, sono dotate di un anello in legno per appendere un giochino.Pongazio e tutti gli altri articoli nascono dalla voglia di creare, senza seguire schemi e misure, creando di getto tutto quello che passa per la mente, pensando a cosa potrebbe piacere e stimolare la fantasia dei bimbi.Unica, perchè ogni fascia ha una cucitura diversa dalle altre, quindi non ne esistono mai due uguali.

1 Descrivici il tuo modello di fascia ad anelli…

Le mie fasce ad anelli sono in cotone ad un telo, misurano 2mt x 80 cm, gli anelli sono in alluminio satinato e sono dotate di una fascetta in cotone con un anello in legno naturale, per appendere qualcosa o come giochino per il bimbo.

2 Raccontaci i tuoi primi esperimenti per arrivare al modello attuale:

Ho fatto diverse prove, soprattutto per la piegatura vicino agli anelli, fino a quando non ho trovato la piegatura e la cucitura ideale.

3 Quali materiali usi?

Le fasce ad anelli solitamente sono in cotone 100%, ma ne ho fatte alcune anche in flanella di cotone, in lino misto cotone e in cotone rasato.

4 Passeggino e fascia … i pro e i contro:

Con il secondo figlio non abbiamo usato il passeggino ma solo le fasce, ma ricordo che con la prima figlia ogni uscita era una lotta contro i posteggi selvaggi! Una continua gincana per riuscire a percorrere 100 mt …., questo sicuramente è uno dei contro del passeggino…, con la fascia vai ovunque e puoi fare tutto, sei a contatto con il tuo bambino e lo puoi allattare mentre fai la spesa ed avendo le mani libere.

5 Un consiglio alle neo mamme che vorranno provare la fascia porta bebè:

Il consiglio che do sempre è di guardare tanti video dei vari supporti, per capire quale fascia è più adatta alla mamma.

6 Dalla nascita fino a che età?

Dalla nascita fino ai 15 kg circa 3 anni, ma a volte può capitare di portare anche i bimbi più grandi.

7 Cosa risponderesti alle mamme preoccupate per la sicurezza del loro bimbo?

Se la fascia è utilizzata correttamente e con buon senso non è necessario preoccuparsi.

8  Il tuo modello di fascia è facile da indossare?

A mio avviso la fascia ad anelli è molto semplice e veloce da indossare, ma dipende da chi la utilizzerà, solitamente vedo che le mamme le indossano facilemente solo in alcuni casi hanno bisogno di fare qualche prova in più all’inizio.

9 Quali e quante sono le posizioni del bimbo dentro la fascia:

Pancia a pancia e culla per i primissimi mesi, pancia al mondo, sul fianco, sull’anca e sulla schiena, man mano che il bimbo cresce.

10  La fascia vista dal bimbo:

“Io sto li dentro così sto vicino alla mia mamma, sento il suo odore e i suoni che ho sentito per 9 mesi dentro la pancia, mi sento avvolto, protetto, e quando ho fame posso mangiare e subito dopo dormire indisturbato :)

11 La fascia vista dalla mamma:

La bellezza di poter tenere il bimbo addosso potendo allo stesso tempo fare tutto ciò che serve ed avere le mani libere pur allattando, potersi occupare della casa, del lavoro degli altri figli.

12 La fascia vista dal papà:

Portare il bambino per il papà è un momento speciale di contatto, il contatto si può avere anche tentendolo in braccio, ma l’avvolgenza della fascia crea un intimità diversa.

La Vera Arte e la fascia lunga

Versatile, Contenitiva, Resistente, Morbida

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1 Descrivici il tuo modello di fascia lunga:

Le mie fasce sono lunghe 5 metri e alte 70 cm, rifinite in taglia e cuci e stondate nella parte finale dei lembi in modo che il nodo sia facilitato dalla presenza di meno tessuto e rimanga più piccolo e meno ingombrante. Faccio la stonatura anche per avere un effetto estetico migliore, più morbido e grazioso rispetto al più classico parallelogramma o rettangolo di altre fasce in commercio. Su richiesta realizzo fasce con misure diverse, a seconda della necessità del portatore.

2 Raccontaci i tuoi primi esperimenti per arrivare al modello attuale:

Per la verità non ho fatto molti esperimenti, sono andata piuttosto sul sicuro quando ho deciso di cucire la prima fascia, infatti il modello non è mai cambiato. Diciamo che ho meditato tanto prima di cucire la prima, ma quando sono partita l’ho fatto in modo deciso e determinato.

3 Quali materiali usi?

Le fasce che cucio per le mamme sono in cotone o lino misto cotone, sia elastiche che in tela ferma. Sono una grande sperimentatrice e mi piace provare i tessuti e vedere se funzionano. Ovviamente non con tutti i tessuti è possibile cucire una buona fascia, ma ho il difetto di cercare sempre il compromesso tra un bel tessuto e una buona funzionalità.

4 Passeggino e fascia … i pro e i contro:

Non ho usato molto il passeggino, a essere sincera posso contare sulle dita di due mani e due piedi le volte in cui l’ho usato in tre anni! I pro secondo me sono più numerosi quando il bambino è già grandicello, e non ha voglia di essere portato in fascia e neanche di camminare: a quel punto un normalissimo passeggino leggero può fare comodo. I contro credo che siano sicuramente più relativi al periodo in cui il bimbo è neonato, quindi il basso contatto, la troppa distanza tra neonato e mamma (il neonato vede fino a una distanza di 20 cm, quindi nel passeggino, seppure rivolto verso la madre non riesce a metterla a fuoco, pur percependone la presenza attraverso la voce e l’odore), l’incapacità di termoregolare e quindi la necessità di stare a contatto con la madre che con il passeggino non è possibile. Per quanto invece riguarda il mezzo di trasporto in sé ritengo che i passeggini siano esageratamente costosi, ingombranti, pesanti, e che occupino decisamente troppo spazio ovunque (a volte non entrano nemmeno negli ascensori!)

I pro della fascia sono innumerevoli sia per il bambino che per la mamma. Sono talmente tanti che non mi basterebbero dieci fogli per scriverli, ma se dovessi decidere la cosa più importante direi che il senso di sicurezza che mi ha sempre trasmesso portare il mio bambino con me mi ha reso una madre sicura, attenta e in grado di accogliere i sentimenti del mio bambino. Portare un cucciolo in grembo per nove mesi e poi trovarselo tra le braccia è qualcosa che può avere bisogno di un filtro, qualcosa che permetta di continuare a sentire il bambino e al contempo di percepirne il suo essere fuori di noi. La fascia è un ottimo modo per farsi le coccole.
Il contro della fascia… è che quando ce l’hai da lavare se non ne hai un’altra disponibile da usare sono guai!

5 Un consiglio alle neo mamme che vorranno provare la fascia porta bebè:

Il consiglio che mi sento di dare alle neomamme è quello di non lasciarsi assolutamente spaventare dalla lunghezza della fascia lunga, che al contrario di quello che può apparire è davvero semplice da usare se si è supportati nel modo giusto. Ritengo che la modalità migliore di approcciarsi al portare sia attraverso la lettura di un buon testo sul portare “Portare i piccoli” di Esther Weber, una buona fascia e magari un incontro informativo con una consulente certificata del portare oppure con altre mamme portatrici esperte. In questo caso lo scambio di informazioni e il confronto vis a vis è fondamentale e vitale. Credo che solo vedendo altre madri (e padri) che usano la fascia e la facilità con la quale si usa e si indossa si possa capire che può davvero essere uno strumento insostituibile, sia con il primo figlio, che e a maggior ragione con i figli successivi, quando si ha un neonato da accudire in modo primario e magari uno o altri bimbi da seguire.

6 Dalla nascita fino a che età?

Io ho messo mio figlio in fascia per la prima volta quando aveva 15 giorni e ora che ha 3 anni e un mese ogni tanto si fa ancora un giretto.

7 Cosa risponderesti alle mamme preoccupate per la sicurezza del loro bimbo?

Direi che hanno tutte le ragioni di domandarsi se un supporto è sicuro e valido, poiché non tutti lo sono. Per esempio una fascia lunga che non sia alta almeno 60 cm per me non è valida, perché quei centimetri servono tutti per fare le legature sulla schiena e il tessuto in quel caso si sfrutta tutto sia in altezza che in lunghezza. Se un supporto corrisponde a precise norme di sicurezza e si usa con il buon senso direi che non c’è nulla di cui preoccuparsi, se non imparare a fare le legature in modo corretto. Molto spesso la scarsa sicurezza è dovuta all’incapacità di fare le legature. Per questo suggerisco sempre di rivolgersi almeno una volta ad una consulente certificata che possa spiegare i pochi ma fondamentali accorgimenti per portare i nostri cuccioli in modo sicuro e fisiologico.

7 Il tuo modello di fascia è facile da indossare?

Direi di si, il mio modello di fascia è facile da indossare!

8 Quali e quante sono le posizioni del bimbo dentro la fascia:

Più il bimbo cresce e più posizioni e legature si possono sperimentare. Normalmente si suggeriscono la posizione a ranocchio (pancia a pancia) e a culla con il neonato fino al terzo mese, poi quando il bambino inizia a sostenere la testa e a volersi guardare attorno si può iniziare a provare la posizione sul fianco, per brevi passeggiate all’inizio e poi sempre più a lungo. Dal fianco si può passare alle legature sulla schiena verso i 7 mesi. Naturalmente dipende dal bambino e dal portatore, è difficile fare delle generalizzazioni, come sempre quando si parla di genitori e figli, è sempre più bello conoscere chi si ha davanti e solo dopo che si è conosciuta la storia delle persone, se possibile dare dei suggerimenti. Personalmente sconsiglio vivamente la posizione “pancia al mondo” perché ritengo che si sovraccarichi il neonato di stimoli visivi e uditivi che non è in grado di elaborare da solo.

9 La fascia vista dal bimbo:

Non sono stata portata, quindi non ho esperienza diretta come bimba. Per mio figlio la fascia è qualcosa che lui lega al suo essere piccolo e attaccato alla mamma. Infatti quando ha iniziato a non volerci più andare mi ha chiaramente detto che la fascia era da bimbi piccoli, lui invece era grande! Aveva due anni.

10 La fascia vista dalla mamma:

Io la chiamo Santa Fascia! Per me la fascia è sempre stata un aiuto infinito, uno strumento che mi ha permesso di fare tante cose, muovermi liberamente, coccolare il bambino con la febbre o alle prese con l’eruzione dei dentini, spostarmi in città senza difficoltà, andare a lavorare con il bambino attaccato, allattare comodamente senza che nessuno se ne accorgesse, abbracciare mio figlio pur avendo le mani libere… e magari arrivare in quella spiaggetta lontanissima attraversando un pezzo di macchia mediterranea in un percorso scosceso!

11 La fascia vista dal papà:

Mio marito ha portato il bambino da subito, e gli è piaciuto tantissimo farlo! Ha smesso quando mio figlio ha compiuto un anno e ha iniziato a camminare. Io ho rispettato la sua scelta di non utilizzare più la fascia e di relazionarsi con il bambino in modo diverso.

12  Qui puoi aggiungere qualche informazione importante da aggiungere

Ultimamente il portare si sta diffondendo parecchio, e come molte cose che si diffondono velocemente nelle società industrializzate rischiano di essere vissute come delle mode passeggere e di non essere comprese nel modo in cui meritano. Portare è un’esperienza che arricchisce e che forma, e se viene vissuto come qualcosa di superficiale senza essere approfondito rischia di perdere tutta la capacità di scambio che può donare alla relazione tra il portato e il portatore, tra la mamma o il papà e il loro cucciolo. Mi piace pensare che il portare non potrà mai essere una moda, perché le culture tradizionali portano da millenni, e le mode non durano così a lungo!

Allora mamme o future mamme , affascinate dalle fasce? Se volete provarle vi ricordo il progetto “Prova e scegli la tua fascia”! Se invece avete già deciso la fascia che fa per voi, avete tutti i recapiti per contattare le sarte.
Per chi volesse approfondire l’argomento, vi invito ad iscriversi al gruppo PORTARE I BAMBINI

Che dire, buona prova a tutte!


Luck [ Luana Ciambellini ]

Samantha e il metodo Techineos…si parte!

 - by Samantha

Tutti voi conoscerete il soggetto di questa foto: una spiga di grano o, che dir si voglia, di frumento. Questo articolo nasce dalla volontà di farvi conoscere quello che sto facendo per migliorare la mia salute. Quando ho deciso di intraprendere una dieta vegetariana ho aperto questo blog. L’ho aggiornato spesso, ho condiviso con voi quello che era un mondo nuovo per me. Ho imparato molto, ho conosciuto molte persone che mi hanno supportato quando non sapevo dove sbattere la testa. Eh sì perchè adesso quando faccio la spesa sono abituata a scegliere alimenti vegan, ormai la lista di prodotti che contiene ciò che non voglio mangiare è stampata nella mia mente ma all’inizio…qualche difficoltà c’è stata, probabilmente come in tutte le cose belle, no? ;-)

Oggi un punto di svolta, il bisogno di sostegno, di condivisione, di sentire che non sono sola è di nuovo parte di me e con questo articolo vi spiegherò bene tutto, o meglio…l’inizio di questa nuova sfida.

Soffro di tiroidite di Hashimoto e monitoro da molti anni quello che succede girando tra ospedali e medici che mi hanno sempre e solo detto: “un giorno dovrà prendere l’eutirox”, “forse sarebbe il caso di iniziare a prendere l’eutirox” e infine “prenda l’eutirox”. Che cos’è? Una medicina che si deve prendere per tutta la vita, o almeno queste sono le parole che ti dicono i medici tradizionali. Tentano di convincerti che è l’unica soluzione (e in effetti per un medico tradizionale che non si è posto certe domande sicuramente lo è) e che saremo condannati ad assumerlo e a prendere il pacchetto completo ovviamente: un farmaco dannoso per l’organismo, con una lista di effetti collaterali che mettono i brividi. Ovviamente però questo lo scopri da solo perchè ti viene detto fino alla nausea “Il dosaggio è basso, non le darà problemi, è un farmaco necessario”.

In questi anni ho sempre rifiutato l’idea che avrei preso ogni giorno (o quasi) della mia vita un farmaco. Non ho mai avuto intenzione di intossicarmi con cose che non conosco e che sinceramente mi inquietano parecchio ma allo stesso tempo non mi sono mai davvero posta il problema, tentando di dimenticare il tutto, come se nulla fosse.

Quest’anno non sono stata bene. Sempre molto debole e affaticata. Ho pensato che stessi sbagliando qualcosa nella dieta e quando ho fatto le analisi del sangue tutti i valori erano ottimali tranne il TSH (un ormone tireotropo) che risultava sballato.

E così dopo 10 anni di fuga il mio problema mi ha guardato in faccia e mi ha obbligato a farmi delle domande e a cercare delle risposte. La risposta l’ho trovata “in casa” ovvero grazie alla mia famiglia paterna che da qualche anno si cura da un medico della loro città.

Non mi ero mai interessata alla cosa. Ho sempre avuto problemi di gola, fin da piccola ma mai da pensare di dovermi curare (questo meccanismo è assurdo, in realtà non dovremmo mai vivere in una condizione perenne di malattia, la cronicità di un sintomo è di per sè segnale di malattia ma è difficile capirlo) mentre le mie sorelle hanno sempre avuto problemi di allergie, di intolleranze, respiratori, dermatologici.

Insomma, pensavo di stare bene e così le guardavo fare questa dieta in cui non potevano mangiare frumento e prendere alcune medicine omeopatiche senza mai chiedermi se tutto questo potesse riguardare anche me.

La grande novità, arrivando al dunque, è che me lo sono chiesto. Ieri ho incontrato il dott. Franco, a Genova, e ho scoperto che il mio allergene primario è il frumento. Non è facile spiegarvi il metodo che utilizza ma è davvero interessante. Per chi lo vorrà sono disposta ad approfondire l’argomento ma qui sul blog quello che vi riguarda è la totale eliminazione del frumento dalla mia vita.

In apparenza non sembra così drammatico, per lo meno per una persona che come me è abituata a utilizzare tutti i cereali del mondo. Il problema è legato a ciò che si acquista normalmente, dai prodotti per il corpo a quelli per la casa, da tutto quello che mangiamo (il frumento è davvero ovunque) a tutto quello che tocchiamo quindi quando dico totale eliminazione del frumento intendo proprio una eliminazione drastica.

Il mio primo problema è l’intestino. Il mio intestino è malato e per curarlo devo abbandonare il frumento. Questo mi farà guarire dalla tiroidite di hashimoto. Almeno spero. ;-)

Insomma, cari amici, una nuova avventura comincia, anche per voi in qualche modo. Ovviamente noterete qualche cambiamento nelle mie ricette: inizierò a utilizzare principalmente farina di farro per le mie ricette e questo, se voi utilizzerete quella di grano può portare una leggera differenza nel risultato. Oppure utilizzerete più spesso quella di farro anche voi.

Nelle ricette che prevedono l’utilizzo di pasta confezionata specificherò se utilizzerò kamut, farro o altro. Voi potete tranquillamente utilizzare il grano. Insomma, sarà di sicuro più complesso per me che per voi ma credo che in qualche modo, come ogni grande stravolgimento di vita, nasceranno nuovi stimoli molto interessanti.

Il metodo Techineos entra quindi a far parte di Laboratorioveg, fra tre mesi ci sarà il mio primo controllo per capire come procede, nel frattempo…si cambia! :-)

Una nuova parola chiave sarà quindi Techineos. Questo per fa si che chi segue questo metodo possa trovare facilmente le ricette che riguardano l’eliminazione del frumento.

Ecosposi e Laboratorioveg (video ricetta tofu glassato al lime)

 - by Samantha

Facciamo un passo indietro. Qualche mese fa sono stata contattata da Alex Contarin, per prendere parte ad un progetto entusiasmante: Ecosposi!

Che cos’è Ecosposi? Un sito dedicato a tutti gli eco-sposi che vogliono coronare il loro sogno nel modo più eco sostenibile, sempre con un occhio di riguardo al buon gusto. Ecosposi è anche un evento: Il 23 settembre 2012, “Nozze italiane ecofriendly nella campagna veneta”, terra ricca di tradizioni, ma rivolta verso l’innovazione. Un matrimonio in stile shabby and chic dove ogni elemento è sostenibile e rivolto al rispetto del pianeta. Il rito si svolgerà nella patria del Giorgione e del Canova, tra le mura di una residenza di prestigio.

Vi pare che potessi rifiutare questa proposta? ;-) Proprio no e sono così felice di averne fatto parte che non potete immaginare. Questo perché ho avuto l’occasione di conoscere Valentina e Alex, due persone piene di vita e di idee con i quali sono sicura di collaborare ancora per altri progetti sia per visioni di intenti sia per caratteristiche personali (diciamolo, sono davvero simpatici questi Eco-sposi! ;-) )

Vi chiederete che cosa ho fatto per aiutare Valentina e Alex…ve lo dico subito! Sono stata la loro Natural Food Specialist in occasione di questo matrimonio! Nello specifico potete sbirciare questo articolo ma sopratutto…potete guardare il bellissimo video che abbiamo fatto insieme! Intanto scoprite qualcosa di più del progetto e poi…vi beccate la video ricetta del tofu glassato al lime! Mica male, eh? ;-)

Vi comunico inoltre che il giorno del matrimonio, ovvero il 23 settembre, sarò tra gli invitati e potrò farvi una bella sintesi di tutto quello che è accaduto nel mio primo matrimonio eco sostenibile! Che bello! :-D

Lo Scec, sconto che cammina!

 - by Luck

Oggi vi parlerò di un progetto, lo Scec, lo sconto che cammina, strumento di rilancio per l’economia territoriale per il benessere della collettività. Un modo per superare la crisi, aumentando il potere d’acquisto delle famiglie. Per spiegarvi bene di cosa si tratta, ho intervistato Enzo Cirone, il responsabile di Scec Liguria.

Cosa è lo Scec?

Si tratta di una riduzione di prezzo, di uno sconto, esercitato all’interno di un circuito di associati che attraverso questa pratica aumentano il loro potere d’acquisto. La particolarità della formula consiste nella sua circolarità, ovvero, un esercente che accetta Scec come percentuale di sconto li utilizza a sua volta per ottenere sconti nei suoi scambi. Può anche quindi essere considerato l’acronimo di Sconto ChE Cammina.

Perchè è nato?

Per sostenere le comunità in una fase di crisi in cui le condizioni economiche precipitano in maniera tale da pregiudicare le possibilità di sostentamento. Lo Scec ricopre una funzione di supporto e di rivitalizzazione degli scambi locali che in condizioni di crisi rallentano per la carenza  progressiva del circolante assorbito dal volume crescente degli interessi sul debito.

A cosa serve e come funziona?

Serve a mantenere un volume di scambio fisiologico per le comunità ed ottiene questo scopo ancorando la ricchezza al territorio di appartenenza. Si usa in percentuali variabili dal 5% al 30% quindi àncora la quota parte di euro al territorio in cui circola, fluidificando gli scambi che altrimenti non potrebbero essere consentiti dalla carenza monetaria prodotta dalla crisi.

Parlaci del sistema attuale delle banche, non tutti sanno che il sistema non sta in piedi, perchè?

Il nostro sistema monetario si basa sull’esistenza di banche centrali (FED, BCE….etc) che emettono moneta a debito prestandola ad interesse in cambio di titoli di debito. La letteratura dedicata fornisce con facilità le interpretazioni legate all’esistenza del signoraggio bancario, basta transitare dal web per documentarsi adeguatamente. L’elemento meglio occultato dell’insostenibilità del sistema risiede comunque nell’assenza del denaro per far fronte alla richiesta di pagamento dell’interesse. Mancando fisicamente il denaro per gli interessi il sistema non si regge perchè condanna inevitabilmente i debitori al fallimento. Quei pochi che inizialmente riescono a far fronte al pagamento degli interessi sottraggono risorse vitali ad altri membri della comunità votandoli al fallimento. Poco alla volta le comunità vengono letteralmente soffocate dalla mancanza di circolante e collassano per ricominciare successivamente un altro ciclo a partire da una condizione di estrema debolezza per l’indigenza generata dal sistema. I cicli economici, assolutamente controllati hanno durata variabile, il nostro dura da circa 70 anni. Il debito, nella prima fase del ciclo dinamico ha una funzione trainante perchè consente, attraverso crediti ottenuti con faciltà, di creare sviluppo e reale incremento delle condizioni generali di benessere e ricchezza distribuita.

Nella seconda fase, quando la quota degli interessi sul debito aumenta fino ad assumere l’andamento tipico dell’incremento esponenziale, gli interessi da pagare sul debito sono talmente alti da assorbire la quota vitale della massa di denaro circolante emessa, determinando le crisi di cui oggi stiamo sperimentando gli effetti.

Quali sono i motivi che dovrebbero spingere le persone ad iscriversi?

La creazione di un circuito associativo come Arcipelago Scec, consente agli iscritti di poter utilizzare uno strumento efficace per riuscire a sganciarsi dalla carenza di denaro determinata dal sistema a debito e di riuscire ad incrementare il volume di scambi minimo vitale aumentando il loro potere di acquisto. Lo Scec viene distribuito gratuitamente agli iscritti come soci fruitori, mentre si richiede ai soci accettatori una quota annuale simbolica di 10 € e 10 Scec per contribuire alle spese di stampa e gestione dei buoni.

Fruitori e accettatori, puoi spiegarci le differenze?

I soci fruitori sono associati che semplicemente spendono gli Scec negli esercizi commerciali che li accettano, i soci accettatori sono associati che esercitano una attività commerciale e praticano uno sconto Scec ai soci fruitori, ed a loro volta rispendono gli Scec incassati all’interno del circuito associativo in un ciclo inarrestabile di circolazione di scambi. La definizione tecnica perfezionata e riconosciuta in accordo con l’Agenzia delle Entrate parla dello Scec come Sconto Commerciale Incondizionato Circolare e Continuativo.

Cosa diresti ai diffidenti che pensano che ci sia dietro una fregatura?

Ognuno decida per sé quanto e come vuole liberarsi da un giogo insostenibile. Il carcerato assuefatto al regime di contenzione anche con la porta della cella spalancata vi rimane dentro confinato e terrorizzato all’idea di uscirne perchè pensa che la sua struttura emotiva non sia  compatibile con la libertà e la responsabilità.

Come si fa ad aderire al progetto?

Semplicemente iscrivendosi all’associazione. L’iscrizione é gratuita per i soci fruitori, ha un costo simbolico di 10 € e 10 Scec per i soci accetatori. Lo Scec è solo il substrato di progetti ben più strutturati per la rivitalizzazione delle comunità. Ciascun associato, in funzione delle particolari attitudini di cui dispone può partecipare ai progetti delle cooperative nate come braccio operativo di Arcipelago Scec. La Coop Sargo si occupa di energia, la Coop NOInet si occupa di telecomunicazioni e Reti Mesh e la società consortile FaiMenoStrada si occupa di mobilità sostenibile. Tutte le Cooperative accettano lo Scec.

Nessuno ci perde tutti ci guadagnano, è corretto?

Il principio costitutivo che rigenera le comunità in un rinnovamento che é ad un tempo culturale, economico, ambientale, relazionale viene veicolato da uno strumento di scambio totalmente privo di debito ed interessi: lo Scec.  Solo questo semplice presidio consente a tutti indiscriminatamente di ottenere vantaggi che vengono replicati ad ogni scambio effettuato. Non casualmente é definito (ulteriore acronimo) Solidarietà ChE Cammina

Dove posso spendere lo Scec?

In qualunque esercizio commerciale iscritto al circuito degli associati. E’ comunque possibile utilizzare lo Scec come strumento di scambio libero in tutte le transazioni tra privati fino ad una quota che può anche raggiungere la percentuale del 100%. Per esempio un insegnante potrebbe accettare Scec dai genitori di uno studente cui dà ripetizioni di matematica. Si potrebbero creare mercatini dell’usato con scambio Scec al 100%. Più si incrementano le adesioni al circuito meglio vengono amplificate le potenzialità degli scambi.

Come si potrebbe fare per incrementare le adesioni?

Basta cominciare dal basso a creare circuiti associativi che man mano che crescono riescano a coinvolgere le istituzioni locali a supportare il progetto nell’ottica di un’operazione di rivitalizzazione efficace delle comunità.

Cosa aggiungeresti per promuovere questa moneta alternativa?

Lo Scec non è una moneta alternativa, deve svolgere la funzione di Sconto Commerciale Incondizionato Circolare e Continuativo, così come formulato nel pronunciamento del 14 luglio 2010 dell’Agenzia delle Entrate in risposta all’Interpello che Arcipelago Scec aveva inoltrato. Tutto può mutare, anche le leggi, fino ad oggi la legge italiana vincola lo scambio all’utilizzo del denaro a corso forzoso e considera illegale  altra moneta. Oggi, utilizzando lo Scec come sconto, é possibile incrementare il potere di acquisto fino al 30%. Se ciò non dovesse bastare si potrebbe ricorrere al sistema delle compensazioni aziendali multilaterali (Barter),  utilizzate in Svizzera dagli anni 30 del secolo scorso ed oggi in parecchie regioni, per esempio in  Sardegna (Sardex) e Sicilia (Sicanex). Integrando il Barter con lo Scec si potrebbe creare uno strumento  in grado di garantire una fisiologica ripresa degli scambi. Se tra privati si volessero praticare scambi veicolati dallo Scec anche al 100% questo non é vietato da alcuna legge.

Un bel progetto non trovate? Se le domande non sono bastate, qui potrete vedere un video che spiega in modo semplice il funzionamento dello Scec. Se avete deciso di iscrivervi e aderire al progetto cliccate qui e scegliete tra fruitore o accettatore, mentre Qui potrete sapere dove spendere i vostri Scec.

Se invece avete ancora qualche dubbio o domanda, scrivete tranquillamente tra i commenti qui sotto, oppure, cliccate su questa pagina.

Hai un attività? Che aspetti?! Aderisci come ha fatto il GreenStore di Genova recentemente :)

Non hai un attività? Vorresti spendere un po’ meno per la spesa o per i servizi? Aderisci anche tu e usa i tui scec per spendere meno!

Più siamo è meglio è, l’unione fa la forza! Volere è potere, cambiare si può! Buono sconto a tutti!

Luck [Luana Ciambellini]

“Sono veg* perché…” Abbiamo scelto Lara!

 - by Samantha

Ecco un post diverso, un post per concludere una nostra iniziativa che ci ha causato non pochi problemi e non poche soddisfazioni. Sintetizzando, nel mese di luglio abbiamo iniziato a chiedere ai lettori del blog di inviarci una foto e la loro motivazione per essere veg. Abbiamo avuto alcuni problemi che ho riassunto in questo video Se il buongiorno si vede dal mattino – Insulti gratuiti ai miei lettori. Devo ammettere che sono stati giorni difficili per me. La paura verso chi si comporta diversamente, verso chi sceglie consapevolmente di fare qualcosa che non è in linea con la tradizione o con le idee della maggioranza è tale da portare a episodi di esclusione e di violenza verbale non da poco. Questo mi ha fatto riflettere sulla necessità di andare avanti con amore, con gioia e continuando a mostrare a tutti i risultati di quello che faccio ogni giorno. Ma parliamo di quanto di positivo abbiamo raccolto! Abbiamo raccolto un bellissimo album di foto sulla nostra pagina Facebook e ne siamo davvero felicissimi. E’ stato molto difficile scegliere uno di voi affinché fosse in qualche modo il portavoce dei lettori. Ecco la nostra scelta:

“Sono diventata vegana perchè non volevo più continuare a vivere danneggiando non solo gli animali ma anche tutto il resto del pianeta. Grazie alla miriade di informazioni che ho trovato online ho scoperto che non è affatto una cosa impossibile, anzi: basta un minimo di buona volontà, perciò non potevo più rifugiarmi nella scusa che “sì, amo gli animali, ma è troppo difficile, non saprei più cosa mangiare!”. Secondo me se tutti fossero informati dei danni provocati dagli allevamenti e di quanto in realtà è semplice sostituire i derivati animali ci sarebbero molte più persone che sceglierebbero questa strada! :-) ” Lara

Abbiamo scelto Lara perché pensiamo che le sue parole siano quelle che spiegano al meglio sia le motivazioni etiche sia quelle ambientali che per noi sono sempre state le più importanti. Il suo messaggio è diretto ma educato e non giudicante. Proprio come le sue parole, laboratorioveg.it ha sempre cercato di accogliere e di informare senza imporre in modo aggressivo o giudicante la sua scelta. La diffusione delle informazioni, il ruolo della rete e di tutte quelle persone che ogni giorno portano avanti questa scelta e la condividono con gli altri è fondamentale e pensiamo che il messaggio di Lara sia quello di continuare su questa strada, portando avanti l’amore per gli animali e non solo.

Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla creazione di questo album di foto e pensieri e vi invitiamo a continuare a mandarci i vostri pensieri per condividerli con tutti i nostri lettori. Sono state tante le foto e le parole che ci hanno colpito e per questo motivo voglio riportare alcune frasi che ci sono piaciute particolarmente….

“Sono Veg perché quando ho provato a eliminare l’ipocrisia che mi impediva di vedere la terribile (ma ovvia) realtà che si nasconde dietro la “produzione” di carne, pesce e alimenti di origine animale, mi sono reso conto di esserlo sempre stato, fino dall’infanzia. La sorpresa è stata scoprire una cucina molto più ricca, colorata e divertente di quello che pensavo :) ” Fabrizio


“Siamo vegani perchè non siamo superiori rispetto agli altri esseri viventi. Non vogliamo che gli altri animali soffrano perchè se soffrono loro soffriamo anche noi. Questa nostra scelta, non facile visto l’ambiente e la società in cui viviamo, ci ha finalmente reso liberi da quel sistema in cui eravamo inseriti (non per nostra volontà), che prevede come prassi il quotidiano consumo di prodotti di origine animale, oscurando e occultando l’origine di quei prodotti apparentemente innocui per la nostra salute e per gli animali che li producono. Ma oggi siamo come rinati, e ci sentiamo liberi e sinceri per potere amare gli animali, dato che non abbiamo più nulla da nascondere.” Lisa & Marco

“Sono vegetariana, e mi chiedo come ho fatto a non esserlo prima, perchè profondamente convinta che l’energia che ci costituisce unisce ogni cosa ogni essere vivente ne è pervaso ed è per questo che creare sofferenza agli altri crea sofferenza anche in noi. Sono vegetariana perchè ritengo che la vita che conducono gli animali prima della loro fine sia un insulto alla libertà e perchè l’uomo è l’unico essere che uccide sistematicamente e in modo organizzato per interesse. Sono vegetariana perchè voglio essere in armonia con l’universo… e la cosa piu’ bella è che è un’esigenza esserlo non un’imposizione. Così mi sento in pace. ” Silvia

“Sono veg…perché non potrei essere altro. :) ” Lara

“Sono vegetariana con tendenza vegana perché … anzi, sono vegetariana con tendenza vegana GRAZIE al mio primo figlio che all’ età di 7 anni decise di non mangiare più animali. Il primo vegetariano in famiglia. Un mio grande maestro di vita!” Elisabetta

“Sono Veg perchè….all’età di 15 anni ho preso coscienza di quanto dolore atroce provoca l’essere umano agli animali solo per il proprio egoista piacere di gola…rimasta inerme di fronte alle carcasse di mucche appese in un macello (durante una visita guidata con l’istituto alberghiero che frequentavo ) non sono più riuscita a mangiare carne senza vedere nel piatto quello che avevo visto in quel “mattatoio” …non …è stata una vera e propria scelta quella di non mangiare più esseri viventi…in realtà è stata un’esigenza,qualcosa che è venuto da dentro senza bisogno di ragionamenti…molto semplicemente mi è sembrato innaturale e profondamente ingiusto tutto quello che avevo visto…non è stato mai un sacrificio ne una privazione come molti pensano…quando una cosa la vivi come la cosa più naturale del mondo non può essere un limite…Oggi all’età di 30 anni mi rendo conto di quante cose non ho mai guardato attentamente…a quanta superficialità e ignoranza c’era nella mia vita…ho sempre pensato che nel mangiare derivati animali non ci fosse nulla di male…mi sono sempre detta : in fondo per avere latte,uova,formaggi,burro,panna ecc. non si ammazza mica nessuno?!…povera illusa…basterebbe guardarsi veramente attorno e voler veramente prendere coscienza di tutto un mondo che consideriano “normale” e che invece è altrettanto ingiusto…allevamenti intensivi…vitellini che vengono strappati dalle loro mamme x dare il latte a noi umani?!…gli esempi sono davvero tanti e troppi!…quello che comunemente consideriamo “normale” e “naturale” lo è veramente?!?!?!…ecco io sono arrivata ad una conclusione che non mi piace x niente…noi umani e le nostre “abitudini-cultura-credenze popolari” siamo la cosa più innaturale che esista in questo mondo…oggi sono felice di poter rendermi conto che non faccio parte della massa comune che dice : è sempre stato così fin dai tempi antichi e oggi vuoi arrivare tu con le tue strane idee?!?!…bhe sì sono arrivata ♥ Felicemente veg :) ” Francesca

“Sono vegetariana perchè.. se ti ascolti lo senti.. la violenza e il dolore.. sono indigesti!” Elena

Grazie a tutti!