Month: maggio 2012
Come smaltire l’olio della frittura
- by Luck
L’olio esausto, poverino, (mi fa un po’ tenerezza…sarà per il nome? ) … non è biodegradabile!
E’ molto dannoso per l’ambiente per questo motivo non dobbiamo assolutamente buttarlo nel lavandino o nel water, bisogna portarlo a farlo smaltire ( magari si ripiglia un po’ e non sarà più esaurito?!?! chissà).
E’ molto dannoso per l’ambiente se si infiltra e contamina le falde acquifere!
Solitamente per lo smaltimento se ne occupano le isole ecologiche, a Genova per esempio ce ne sono 4, a Campi, Prà, Valpolcevera e Valbisagno, qui: potete trovare orari e indirizzi ma ogni città avrà i propri punti, vi basterà fare una breve ricerca in rete.
Volete fare un piccolo gesto a favore della nostra terra? Basterà versare l’olio usato in un contenitore di vetro con il tappo e una volta pieno portarlo a smaltire.
Per comodità il barattolo lo tengo sotto il lavello in cucina e ogni volta che friggo lo metto li.
Ho letto in rete che è possibile creare con l’olio esausto saponi! Non è bellissimo?! Prossimamente ci proverò e vi farò sapere come è andata!
Saluti da me e da il mio piccolo olio esausto! ![]()
Luck
Tagliatelle al tarassaco con sugo di pomodoro
- by Samantha
Ogni tanto non riesco a pubblicare con la frequenza che vorrei! Sto seguendo molti progetti e mi sto organizzando per essere pronta con un calendario fittissimo e davvero molto ricco che partirà a settembre. Inutile dire che molte delle mie collaborazioni si sono concretizzate nella città di Milano. Un centro di idee e di entusiasmo sempre pronto ad accogliere nuovi progetti. Meraviglioso!
In tutto questo fermento è determinante la presenza di Alice, che anche se non la vedete in homepage gestisce una parte molto importante di Laboratorioveg (avete letto le presentazioni del resto dello staff?). Ma cambiamo argomento…Il tarassaco!!!
Dopo averlo mangiato in insalata, dopo averlo fatto seccare insieme alla menta per metterlo da parte e usarlo per qualche tisana….eccolo nelle tagliatelle! Inutile dire che ho apprezzato moltissimo questo piatto…sarà che io adoro la pasta, sopratutto quella al pomodoro! Ecco la ricetta delle mie tagliatelle al tarassaco…tutta per voi!
Lista della spesa (per 4 persone): 250g di semola di grano duro, 50g di farina integrale, 100g circa di acqua, 4 cucchiai di olio evo, 1 pugno abbondante di tarassaco bollito, (per il sugo di pomodoro:) uno spicchio di aglio (nuovo), mezza cipolla (nuova), 4 pomodori ramati ben maturi, olio evo, sale.
Frullare il tarassaco bollito e mettere da parte. Unire la semola di grano duro e la farina integrale e iniziare ad impastare aggiungendo poca acqua, l’olio e il tarassaco. Aggiungere acqua e impastare fino ad ottenere un composto elastico. Questa operazione potete anche farla con un robot da cucina che impasta. Mettere in un punto caldo della cucina e coprire con un panno inumidito per 30-40 minuti. Sbollentiamo i pomodori in abbondante acqua per 1 minuto e 30. Scolare e mettere in acqua fredda per bloccare la cottura. Facciamo soffriggere la cipolla tagliata finemente e l’aglio intero in poco olio evo. Aggiungiamo i pomodori privati della buccia e tagliati a pezzi e lasciamo cuocere a fiamma bassa fino a quando i pomodori non avranno rilasciato il loro sugo e non si saranno sfaldati. Saliamo a piacere e lasciamo da parte. Tiriamo la pasta con il mattarello (se preferite usate la macchina) e tagliamo le tagliatelle (io ho usato una semplice rotella da pizza!). Dopo averle cotte in abbondante acqua salata andiamo a unirle al sugo di pomodoro e…serviamo!
Farifrittata di bietole (Versione Bimby)
- by Mariangela
Tempo di preparazione: 5 minuti
Tempo totale: 30 minuti
Lista della spesa (4 persone): 100 g farina di ceci (se non avete la farina ma avete i ceci potete produrla con il Bimby 1′ -Vel.10), 50 g farina di mais fioretto, 200 ml acqua, 50 ml latte di soia, 1 tazza bietole cotte, 1 cucchiaio farina di mandorle (anche questa può essere autoprodotta: 2 o 3 volte a Vel.turbo per -pochi secondi alla volta), 1 presa di sale.
Inserire nel boccale la farina di ceci, quella di mais, l’acqua e il latte di soia: 1′ Vel.4. Aggiungere le bietole cotte, la farina di mandorle e il sale 30” Vel.4. ù
A questo punto avete due possibilità.
1. procedere canonicamente disponendo l’olio in una padella e procedendo alla formazione della farifrittata come nel video di Ricette Vegane Veloci.
2. se state seguendo una dieta ipocalorica potete cuocere la farifrittata a vapore con il Varoma in questo modo: riempite il boccale con acqua fino a un litro. Foderate il cestello (quello più largo e sottile del Varoma) con carta da forno ben lavata e ben strizzata. Disponete il composto sul cestello.
Chiudete il boccale con il coperchio, disponete il Varoma chiuso con l’apposito coperchio. Impostate 25′ Vel.1 Varoma.
Informazioni nutrizionali a porzione (valore giornaliero): Calorie 72.459Kcal; Proteine 2.31g (5%); Grasso Totale 1.305g (2%)(Sat. 0.115g (1%)); Col. 0mg (0%); Carb. 13.32g (4%); Fibre 1.42g (6%); Zuccheri 1.129g; Calcio 34.043mg (3%); Ferro 1.251mg (7%); Sodio 125.13mg (5%); Vit.C 7.875mg (13%); Vit.A 2706.38UI (54%); Acidi grassi trans 0g.
Latte di riso homemade
- by Luck
Farsi il latte di Riso a casa è facilissimo, farà quasi tutto la vostra pentola, se a pressione ancora meglio perchè dimezzerà i tempi! Io ne ho appena ricevuta una bellissima in regalo dalle mie amiche ma ancora non mi sono applicata per la paura di un esplosione! Sono una pasticciona quindi pregate per me il giorno che la userò
Lista della spesa : 1 tazza di riso integrale, 10 tazze di acqua, un cucchiaio da minestra di zucchero di canna grezzo, un cucchiaino di olio di semi di girasole spremuto a freddo e un pizzico di sale integrale
Mettere l’acqua in pentola piuttosto grande con il sale e accendere il fuoco, appena bolle aggiungere il riso e lasciare bollire a fuoco basso per circa 2 ore con coperchio, se no circa un ora con la pentola a pressione. A fine cottura aggiungerci gli altri ingredienti mancanti per poi frullare tutto. Prendere delle bottiglie o dei barattoli di vetro e con un imbuto e un colino filtrare il latte.
La pappetta di riso che rimarrà nel colino non buttatela via, aggiungetela a una zuppa per esempio
Una bottiglia che volete già usare tenetela in frigo una volta freddo tutto il resto congelatelo pure.
Io il latte di riso lo bevo a colazione caldo con del cioccolato in polvere, oppure se preferite potete aggiungerci del caffè. Ci aggiungo dello zucchero di canna oppure del miele, come preferite. La consistenza sarà densa, quindi aggiungeteci dell’acqua a piacere prima di scaldarlo.
Potete se no usarlo così com’è in cucina al posto del latte vaccino, per esempio per fare la besciamella, budini, muffin e altro ancora.
Da tempo non bevo più latte vaccino e sto decisamente meglio! Non soffro più di colite e molte allergie stanno scomparendo.
Una naturopata un giorno mi disse, “lo sa che siamo l’unica specie animale che continua a bere latte dopo lo svezzamento? tra l’altro neanche quello materno ma quello di un altro animale, non crede che sia strano tutto ciò?”.
Mi informai sull’argomento e capì che era tutto vero! Leggete per esempio questo articolo di un po’ di anni fa. Scioccante vero?
Se non vi basta, leggete anche questo. Ora capisco perchè subito dopo aver bevuto la mia tazza di latte finivo su un altra tazza un po’ più grande
ehheheheh
Altro aspetto importante è che il latte di riso, come tutti gli altri di origine vegetale, è privo di colesterolo, lattosio, caseina ed è molto digeribile. Allora cosa aspettate? Provatelo!
Crema di sedano rapa con barba di frate
- by Samantha
Ci sono alcune cose che adoro e una di quelle cose è assolutamente il sedano rapa. Lo amo tantissimo e in questo piatto il sapore del sedano rapa è davvero intenso e la barba di frate sembra sostituire degli spaghetti, insomma, dall’ispirazione di Simone Salvini è nata anche la mia crema di sedano rapa, accostata alla barba di frate e alle erbe aromatiche per un piatto leggero e con pochissimi grassi.
Lista della spesa (per 4 persone): 1 sedano rapa (700g circa pulito), 400g di barba di frate, 2 foglie di alloro, 3 foglie di menta, 3 rametti di maggiorana, qualche filo di erba cipollina, olio evo, sale.
Pulire il sedano rapa e tagliarlo a dadini. Mettere in una pentola dal fondo spesso con un filo d’olio evo e l’alloro. Mettere il coperchio e tenere fiamma bassa. Non aggiungiamo acqua ma mescoliamo abbastanza spesso affinchè non si attacchi. Sbollentare la barba di frate in abbondante acqua salata per 3 minuti. Scolare con una schiumarola e mettere immediatamente in un recipiente pieno di acqua ghiacciata (per bloccare immediatamente la cottura e mantenere il colore acceso). Prepariamo un trito di erbe aromatiche: in questo caso ho tagliato molto finemente e in punta di coltello menta, maggiorana ed erba cipollina. Lasciamo da parte il trito coprendolo con olio extravergine di oliva. Quando il sedano rapa sarà molto morbido lo frulliamo bene e aggiungiamo un pizzico di sale. Regoliamo la consistenza aggiungendo qualche cucchiaio di olio evo e acqua a piacere. Disponiamo nel piatto di portata la crema di sedano rapa, mettiamo sopra un “nido” di barba di frate e aggiungiamo le erbe aromatiche in olio.
Equilibrio e armonia dell’uomo nella Natura e nel Cosmo
- by Sara
“La bellezza ha più di una natura: una interiore e una esteriore” - Elisabeth Sigmund -
Ci sono disagi che ci obbligano a fermarci e rivedere le nostre scelte offrendoci l’opportunità di cambiare il corso della nostra vita.
Se non si riesce a comprendere l’origine del disagio riuscendo anche a scambiare l’effetto per la causa non si arriva alla giusta diagnosi e sarà difficile risolvere il problema, risanare la ferita e guarire dal dolore. Sopprimere il sintomo significa solo dislocarlo nel tempo. La conoscenza dell’essere umano non può fermarsi alla comprensione di corpo e psiche se lo si vuole cogliere nella sua totalità e complessità. Da un punto di vista scientifico-spirituale, l’essere umano è costituito di Corpo, Anima e Spirito.
Esistono diverse filosofie e scuole di pensiero che offrono una visione olistica dell’essere umano. A me piace la visione antroposofica e cercherò di spiegarvi a grandi linee cosa si intende per Corpo-Anima-Spirito attraverso questa scienza spirituale. Il termine Antroposofia deriva da due parole greche: “anthropos” (uomo) e “sophia” (conoscenza, saggezza). Può essere definita una “concezione” del mondo che attraverso l’autocoscienza e una profonda conoscenza dell’essere umano offre la possibilità di comprendere le fasi della vita e trovare strumenti pratici per affrontare le crisi e i momenti di difficoltà. Fondatore dell’Antroposofia è Rudolf Steiner (1861-1925) scienziato e filosofo austriaco. L’Antroposofia considera lo stretto rapporto tra uomo, natura e cosmo.
Corpo
E’ il corpo visibile.
L’Antroposofia riconosce nel corpo due parti costitutive che si possono scindere solo a scopo conoscitivo: corpo fisico (parte minerale) e corpo eterico (la vita). Il corpo fisico trova la sua massima manifestazione nelle ossa. Il corpo eterico regola nutrizione, crescita e riproduzione. E’ il corpo della vita. Viene chiamato anche corpo vitale, energetico, vibrazionale, delle forze formative…I processi di autorigenerazione e autoguarigione avvengono sulla base di impulsi del corpo eterico.
Mentre il corpo fisico vive nello spazio, il corpo eterico vive nel ritmo. Oltre che di carboidrati, proteine, grassi, enzimi, vitamine, sali minerali, il corpo necessita di pasti regolari, qualità del cibo, riposo, pause (la pausa scandisce il ritmo), sonno. Vi spiegherò meglio e nel dettaglio prossimamente. Il corpo definisce i bisogni e le necessità.
Anima
E’ la parte psichica non visibile.
Conferisce al corpo la possibilità di muoversi nello spazio, di vivere moti interiori (sensazioni, emozioni, brame, passioni…) e consente la coscienza del mondo esterno. In rapporto all’Anima ci sono i desideri. Dall’equilibrio dell’Anima deriva la base per l’evoluzione. Grande educatrice dell’Anima è l’Arte.
Spirito
E’ la nostra essenza, l’Io.
Si esprime nel volto, nel temperamento e negli organi. Organizza e coordina le parti costitutive e permette di avviare processi di autocoscienza. Scorre nel sangue e vive nel calore. Definisce gli ideali, le mete e le finalità di questa vita. La vita progredisce indipendentemente dalla nostra volontà. Conquistare l’equilibrio, prendere coscienza del proprio percorso e atteggiamento verso la vita, verso la natura, verso gli esseri umani, gli animali, il cosmo ci permette, per quanto possibile, di poter cambiare il suo naturale percorso che potrebbe indirizzarsi per ereditarietà o per cause ambientali, sociali, di stile di vita errato verso un declino patologico. Una maggiore consapevolezza di noi stessi ci permette di adattare lo stile di vita alle nostre reali esigenze, facendo scelte utili a prevenire malesseri fisici conquistando e mantenendo il benessere, scelte che possono contribuire nelle terapie a riattivare le capacità dell’organismo di autorigenerarsi, rinforzando sistema immunitario ed aumentando la vitalità e l’energia. A volte questo non basta, dobbiamo tener presente i desideri della nostra Anima e confrontarci con la sua natura contrastante e con la forza delle emozioni, delle passioni, delle brame che sta a noi educare. Così come dovremmo trasformare i nostri istinti in ideali e trovare ad essi una risoluzione.
Dall’equilibrio di corpo, anima e spirito e dal rapporto di scambio tra uomo, terra e cosmo deriva la nostra salute. Penso che sia chiaro che la salute non è uno stato di semplice assenza di malattia, ma una meravigliosa e possibile conquista.
Piadina di ceci con verdure e insalate di primavera
- by Samantha
Domenica scorsa sono stata nella brigata di cucina di Simone Salvini per una cena accademica di fine percorso formativo. Lo sapete che frequento la sua Accademia, vero?
Comunque…abbiamo preparato una cena deliziosa e per me è stato davvero molto bello stare in cucina tutto il giorno con alcuni dei miei compagni di corso (Laboratorioveg contava ben due componenti…c’era anche Alice insieme a me!) e creare dei piatti che fossero anche bellissimi (oltre ad essere esageratamente buoni). Io e Alice ci siamo dedicate principalmente al secondo piatto (che secondo me può anche essere servito come antipasto), simile a quello che vedete in foto. Adesso cerco di spiegarvi come farlo, perdonatemi se non sono precisissima con le quantità ma quando l’ho fatto ero esaltata e ho dimenticato di pesare tutto!
In questa ricetta è importante il taglio delle singole verdure e il metodo di cottura! Prestate attenzione!
Lista della spesa (per 4 persone): 100g circa di farina di ceci, semi di sesamo q.b., 7-8 foglie di tarassaco, 5-6 foglie di lattuga,3 manciate di fagiolini, 2 zucchine medie, 2 manciate di pomodorini ciliegia, maionese vegana q.b.
Prepariamo la pastella per fare le piadine di farina di ceci aggiungendo acqua fino a creare un composto simile a quello per le crepes. Deve essere una via di mezzo tra il liquido e il denso. Mescolate con una frusta fino a sciogliere i grumi più grandi e lasciare da parte. Dopo circa 40 minuti- 1 ora, prenderemo una mestolata di composto, la disporremo al centro di una padella leggermente oliata (usate un pezzo di carta oliato da passare sulla superficie) e aggiungeremo qualche seme di sesamo prima che si cuocia in modo che i semi rimangano “incastrati” all’interno. Dorare da entrambi i lati e mettere da parte.
Portiamo a bollore dell’abbondante acqua salata, tagliamo i fagiolini con il taglio orientale, ovvero trasversale: taglio trasversale ad una estremità, taglio trasversale al centro del fagiolino, taglio trasversale prima dell’altra estremità. Facciamoli sbollentare per 3 minuti, scoliamo con una schiumarola e mettiamo immediatamente in una ciotola piena di acqua fredda e ghiaccio. Circa 10 minuti prima di servire togliamo dall’acqua e passiamo in forno per riscaldare.
Iniziamo a tagliare le zucchine (taglio a losanga) e facciamole scottare su una padella leggermente oliata (anche qui vale il sistema della carta assorbente con olio). Prima da un lato, poi dall’altro (il livello di cottura lo potete vedere nella foto!).
La lattuga deve essere lavata e dobbiamo rimuovere la parte bianca più croccante per utilizzare solo la parte morbida della foglia (le parti avanzate possono essere utilizzate per altre preparazioni, saltate in padella per esempio). Anche per questa insalata e per il tarassaco dopo aver eliminato il gambetto finale e dopo averlo lavato per bene. Mettiamo le insalate in acqua fredda con ghiaccio e lasciamole da parte qualche minuto. Scoliamo e asciughiamo bene per poi condire con olio evo e sale.
Tagliamo i pomodorini a metà e iniziamo a comporre il piatto: su un piatto largo mettiamo al centro la piadina di ceci, aggiungiamo uno strato di maionese vegana, 2-3 pomodorini, qualche fagiolino e qualche zucchina, aggiungiamo la lattuga e il tarassaco e concludiamo con qualche pomodorino e zucchina quà e là. Tenete presente che il piatto deve tendere verso l’alto quindi deve essere tutto molto “leggero” e “piramidale”.
Eì più facile a farsi che a dirsi, tranquilli.
Liberatorioveg – Piccola VegAntropologia Autoironica
- by ScioccAnanda
Vegariano: neologismo coniato inconsapevolmente dalla mia mamma, che però sembra la sintesi di vegetariano-vegano , oppure vegano alto, biondo e moderatamente Nazi.
Veganoso: vegano permaloso-astioso-fastidioso tendente alla reiterata polemica, da non confondere con Veganorso (vegano dal carattere un po’ chiuso e spesso molto peloso).
Veganista: vegano settario e autoghettizzante, convinto antispecista ad esclusione della specie umana. Nelle notti di plenilunio si riunisce con altri veganisti per sacrificare carnivori petulanti al Dio Vegan.
Veganabile: vegetariano da “convertire” secondo i veganisti, ma molto abile nell’eluderli.
Veganello: vegano fluido, leggero e garbato nei modi e nell’eloquio, disponibile anche in comode confezioni di cartone.
Vegastronomico: vegano misto, intriso di energia cosmico culinaria, influssi astrali e fame atavica. Attivista zodiacale, tende al finemondismo se arriva ad una festa a buffet già iniziato.
Vegabondo: vegano nomade, tendente allo scrocco globale.
Vegortoressico: vegano con attenzioni maniacali nei confronti del cibo. Mangerebbe solo frutta e verdura BIO coltivata da se stesso. In ogni alimento sente sapore di carne o di pesce, gli dai una pizza e dopo il primo morso ti dice: “c’è lo strutto”, tocca e assaggia tutto in modo interrogativo. In pratica è la versione vegana del bambino del “Sesto Senso”…. VEDE OVUNQUE ANIMALI MORTI.
Veganuro: vegano ultra intransigente, duro e puro, legge anche il futuro e poi lo scrive sul muro o se lo tatua in un posto sicuro.
Veganaccio: vegano preferibilmente localizzato geograficamente nell’Alta Maremma.
Veganicchio: vegano incerto a tratti aggressivo a tratti remissivo, generato dall’incrocio tra Veganuro e Veganoquaquaraquà (vegano che si vergogna di esserlo fino a diventare Vegesiliato…)
Testimone di Geovegan: …non apritegli mai la porta ne rispondetegli al citofono, ha sempre nel portafoglio foto di animali squarciati o vivisezionati che non vede l’ora di mostrarvi !!!
Veganonzo: se lo pesti porta fortuna…. (dicono).
VeganEGO: vegano egoico tendente al negazionismo (con gli onnivori non si discute perchè non esistono).
Vegìlike(leggi vegailaik) o Vegustotodo: vegano fortemente indicizzato e mipiacione (in pratica l’unica parte del suo corpo veramente vegan è l’indice della mano destra).
Vegetanti: più cervelli vegani consorziati in un enorme corpo unico, hanno difficoltà a prendere posizioni univoche e a trovare toilette idonee alle loro dimensioni.
Vegonzo&Veganza (o Veganzo&Vegonza): Fanno coppia nella vita e nell’arte , caratterizzata da tutti i pregi e i difetti del classico duo comico o musicale da avanspettacolo (tipo Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, Sonny e Cher, Gigi e D’Alessio…)
Vegesoli: … sono gli ex vegonzi o veganzi in seguito a dissidio artistico o famigliare. Da non confondere con i Vegesòle: vegani sempre molto abbronzati, abilissimi nell’arte del riciclo (di sè stessi) vista la quantità di “bidoni” che posseggono ma che soprattutto tirano agli altri….
infine eccomi: Veganacchio: vegano a cacchio…. portatore insano di dubbi, il suo motto: Tutto è Vegan e Vegan è Tutto, ma anche No! (forse.., mah!,.. vabbè).
…e voi che tipo di Vegani siete o conoscete?
Risotto agli asparagi (versione bimby)
- by Mariangela
Se non ora… quando? Stagione di asparagi… Stagione di ‘Risotto agli Asparagi’ di LaboratorioVeg
Ecco a voi la versione bimbica…
Tempo di preparazione: 10 minuti
Tempo totale: 1 ora
Lista della spesa (4 persone): 600g di asparagi da pulire, 1 dado da brodo vegetale – oppure 50 g dado Bimby, 1 cipolla, 800 ml acqua, 50 g olio evo, 300 g riso, q.b. sale
Lavare accuratamente gli asparagi e sciacquarli sotto l’acqua corrente tenendoli con le punte rivolte verso il bassso (le punte sono molto delicate e devono essere maneggiate con estrema attenzione). Con un coltellino raschiare i gambi per eliminare lo strato esterno più duro. Disporre gli asparagi sul vassoio del Varoma.
Inserire nel boccale del Bimby l’acqua e il dado, quindi chiudere il coperchio e posizionarvi sopra il vassoio del Varoma. Impostare 25′ Temp. Varoma Vel.1. Mettere da parte il vassoio con gli asparagi.
Togliere l’acqua dal boccale e metterla da parte in una ciotola di vetro. Mettere da parte alcuni asparagi per la decorazione del piatto: io ho messo da parte le punte. Frullare la rimanente parte degli asparagi 10” Vel.7 e mettere da parte.
Inserire nel boccale la cipolla tagliata a tocchi 5” Vel.7. Aggiungere l’olio e impostare 3′ 100∞C Vel.1. Aggiungere il riso e far tostare 5′ 100∞C Vel.1 Antiorario. Aggiungere il brodo di asparagi preparato precedentemente, gli asparagi frullati, aggiustare di sale e impostare la cottura del riso per il tempo indicato sulla confezione. Nel mio caso ho impostato 15′ 100∞C Vel.1 Antiorario. Impiattare il risotto con gli asparagi messi da parte per la decorazione.
Informazioni nutrizionali a porzione (valore giornaliero): Calorie 415.442Kcal; Proteine 7.61g (15%); Grasso Totale 13.208g (20%)(Sat.1.927g (10%)); Col. 0mg (0%); Carb. 66.537g (22%); Fibre 3.619g (14%); Zuccheri 3.176g; Calcio 44.827mg (4%); Ferro 5.547mg (31%); Sodio 58.381mg (2%); Vit.C 7.645mg (13%); Vit.A 761.05UI (15%); Acidi grassi trans 0g.
Barba di frate con tartare di carote viola all’arancia
- by Samantha
A Genova, al mercato orientale di via XX settembre esiste un banco davvero speciale. I prezzi non sono proprio alla portata di tutti ma se cercate qualcosa di assurdo, di raro di introvabile e sopratutto di buona qualità beh…lo trovate lì. Lì ho comprato le patate viola, la lemon grass e tutte le erbe aromatiche esistenti, i fiori di sambuco e il tamarindo fresco…insomma…ogni volta che vado rimango incantata a guardare tutti i frutti tropicali, le primizie del nostro territorio e le molte spezie che propone. Ieri mattina ci faccio un salto per comprare varie erbe aromatiche e mi trovo davanti agli occhi una carota viola. Eh che cavolo! Dopo la patata viola adesso tocca alla carota!? Qualche tempo fa venni a conoscenza di questa versione delle carote e dell’alto contenuto di flavonoidi e non solo. Sembrano una botta di salute e così…le prendo! Ecco quello che ho combinato in pochi minuti…un pranzetto primaverile davvero invitante!
Lista della spesa (per 2 persone:) 200g di barba di frate, 1 carota viola grande,1 arancia, il succo di 1/2 limone, semi di lino (fac.), sale, pepe, olio evo.
Far scottare la barba di frate in abbondante acqua salata per 3 minuti. Scolare con una schiumarola e mettere immediatamente in un recipiente pieno di acqua ghiacciata (per bloccare immediatamente la cottura e mantenere il colore acceso). Tagliare a dadini la carota viola dopo averla lavata e pelata. Mettere in un piatto la barba di frate, sistemare sopra le carote viola e condire con il succo di 1/2 limone e di 1/2 arancia. Pelare a vivo l’altra metà dell’arancia e aggiungere i dadini. Ultimare il condimento con sale, pepe e olio extravergine di oliva. Se volete potete aggiungere i semi di lino.













