
Avete presente i macaron? Il pasticcino francese composto da due pezzi a cupola uniti da una farcitura di burro o panna non poteva che balzarmi alla mente quando ho creato quest antipasto. Un antipasto che si prepara rapidamente, una ricetta facile e veloce da provare quando aspettate degli ospiti a cena. I miei amici hanno gradito.
Lista della spesa (per 25-28 macaron): 2 rotoli di pasta sfoglia veg rettangolari, 350 gr di patate, 2 porri di media dimensione, 1 scalogno, mezzo bicchiere di latte di soia,olio evo, sale, pepe.
Tagliare a tocchetti piccoli le patate e a rondelle i porri. Mettere in padella un filo d’olio, lo scalogno finemente tritato e lasciar soffriggere per qualche minuto. Aggiungere le patate e dopo qualche minuto aggiungere anche i porri. Bagnare con il latte di soia, salare a piacere e lasciar cuocere a fiamma bassa e con coperchio mescolando di tanto in tanto. Aggiungere acqua fino a quando non si ottiene un purè denso. Aggiustare di sale, pepare e lasciare raffreddare. Sistemare la pasta sfoglia dopo averla leggermente tirata con l’aiuto di poca farina e il mattarello e procedere come per preparare i ravioli e quindi riponendo un cucchiaino abbondante di ripieno poco distante l’uno dall’altro per poi ripiegare metà della pastasfoglia. Una cosa simile alla foto qui sotto.

Una volta creata la vostra striscia di past sfoglia con i piccoli ripieni dentro tagliate con una forma rotonda e adagiate su una teglia ricoperta di carta da forno. I macaron non saranno chiusi come un raviolo ma saranno invece 2 dischi con al centro un ripieno. Quando li infornerete a 180°-200° la pastasfoglia si gonfierà ma resterà unita da questo strato di ripieno dando questa forma simile ai macaron. Toglieteli quando li vedete belli dorati, circa 10 minuti.
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Adoro la parola “pasticcio” e la accosto volentieri alla mia cucina. Per me un pasticcio è un qualcosa di bello, di divertente e creativo. Anche buffo. Insomma, adoro pasticciare in cucina quindi…non esiste modo migliore per definire questo piatto che ho utilizzato come accompagnamento ad un burger di seitan e spinaci. Inoltre si cucina da solo…nessuna fatica e tanta soddisfazione.
Lista della spesa (per 2 persone se contorno): 400gr di patate, 350gr di cavolo bianco, mezzo bicchiere di latte di soia, sale, pepe, noce moscata, paprika dolce, olio evo, 1 piccola cipolla bianca.
Lavare bene e tagliare a listarelle il cavolo. Fare soffriggere la cipolla bianca dopo averla tagliata finemente. Pelare e tagliare a cubetti piccoli le patate e aggiungerle al soffritto di cipolla. Aggiungere anche il cavolo, il latte di soia e un pizzico di sale. Lasciar cuocere a fiamma bassa con il coperchio per circa 5-6 minuti. Mescolare di tanto in tanto aggiungendo un filo d’acqua se necessario. Quando le patate iniziano a sfaldarsi, aggiustare di sale e aggiungere il pepe e la noce moscata a piacere, mescolare, lasciar cuocere ancora qualche minuto fino ad ottenere una specie di purè di patate denso con qualche pezzo intero. Servire con una spolverata di paprika dolce.
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Questa ricetta l’ho incontrata qualche tempo fa in rete e ho pensato che fosse davvero interessante. Questo accostamento del formaggio greco più famoso al mondo e del cavolo cappuccio rosso, una delle meraviglie dell’inverno, mi ha entusiasmato e visto che in casa nostra i formaggi entrano molto raramente non ho mai avuto l’occasione di provarla. Ci sono riuscita ieri, complice l’acquisto (del mio veg-ometto) di una feta bio prodotta con caglio vegetale. Ricordo che nella versione che avevo visto c’erano solo i pinoli. I semi di lino li ho aggiunti di mia iniziativa.
Lista della spesa (per 4 persone se antipasto): 1 piccolo cavolo cappuccio rosso, 1 scalogno piccolo,2 manciate di pinoli e 1 pugnetto di semi di lino, 160gr di feta bio con caglio vegetale, olio evo, sale.
Affettare lo scalogno il più sottile possibile e farlo soffriggere in padella dopo aver scaldato 2-3 cucchiai di olio evo. Aggiungere il cavolo cappuccio rosso dopo averlo lavato bene e tagliato a listarelle. Lasciar cuocere a fiamma media per qualche minuto mescolando e nel frattempo sbriciolare la feta con le mani. Continuare a cuocere tenendo la fiamma medio alta e mescolando per far sì che il cavolo rimanga croccante. Salare a piacere. Dopo circa 7-8 minuti dovrebbe essere pronto, controllate se preferite una cottura più lunga e lasciate raffreddare nell’insalatiera che porterete in tavola. Tostare per qualche minuto i pinoli e i semi di lino in una padella con il fondo spesso. Quando il cavolo sarà a temperatura ambiente aggiungere la feta sbriciolata, ricoprire con pinoli e semi di lino e aggiungere un filo di olio extravergine d’oliva.
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Questi samosa sono una completa invenzione della sottoscritta, infatti, si allontanano parecchio dai samosa che trovate nei ristoranti indiani. Il ripieno è stato fatto con patate e broccoli, ovvero con quello che avevo in casa.
La pasta si prepara in poco tempo ma se preferite potete utilizzare della pasta brisè veg confezionata dopo averla leggermente infarinata e tirata per bene con il matterello.
Lista della spesa: 300gr di farina 00, 80ml di olio extra vergine di oliva, tra 150ml e 250ml di acqua, sale, 3-4 patate medie, circa 25-30 cimette di broccoli verdi, 1 scalogno (o cipolla) piccolo,pepe, noce moscata, latte di soia q.b. olio evo.
Impastare la farina, il sale e l’olio extravergine di oliva aggiungendo acqua poco alla volta fino ad ottenere un composto sodo ed elastico da dividere in 8 palline uguali. Fasciare con pellicola trasparente e lasciare a riposare a temperatura ambiente per 1 ora.
Nel frattempo preparare il ripieno scaldando poco olio evo in padella e aggiungere lo scalogno. Lasciar dorare per 1-2 minuti e aggiungere le patate tagliate in piccoli pezzi. Aggiungere mezzo bicchiere di latte di soia e lasciar cuocere con il coperchio per qualche minuto. Proseguire con la cottura per circa 5 minuti mescolando di tanto in tanto aggiungendo acqua se necessario. Quando le patate iniziano ad essere morbide aggiungere le cimette dei broccoli, salare e pepare, aggiungere la noce moscata a piacere e far cuocere altri 4-5 minuti con coperchio e fiamma bassa. Quando le patate saranno molto morbide quasi a creare un purè spegnere la fiamma. Mettere da parte e lasciar raffreddare.
Accendere il forno a 180°C. Trascorsa 1 ora iniziare a lavorare la pasta e ottenere 8 dischi sottili che divideremo a metà. Prendere la metà del cerchio spalmare parte del ripieno e richiuderla su se stessa dando la forma triangolare tipica dei samosa indiani. Ottenuti 16 samosa infornare fino a quando non saranno dorati. Servire caldi.
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Ieri sera siamo andati a cena da una coppia di amici speciali. Lui è il mio fratellone adottivo e lei è la sua meravigliosa fidanzata che porta nella pancia la loro meravigliosa piccolina. Tra poco nascerà infatti la piccola Lea e io mi sentirò seriamente zia.
La torta più bella che c’è attualmente sul mio blog è quindi dedicata a te, piccolo angioletto. Non vedo l’ora di conoscerti!
Mi serviva una torta speciale, di quelle che quando le guardi ti senti già in parte appagato e così…è nata questa torta di mandorle ricoperta di cioccolato. Non ho usato zucchero ma solo malto e sciroppo d’agave ed è dolce al punto giusto. Il sapore è perfetto a mio parere, le mandorle si sentono ma non infastidiscono e il cioccolato si sposa perfettamente però per la consistenza si deve cambiare qualcosa. Non ho bagnato la torta prima di ricoprirla di cioccolato e qui sta l’errore. Qualche pennellata di acqua e maraschino oppure di acqua e caffè o semplicemente a acqua e zucchero, insomma…deve risultare menu asciutta, tutto qui. L’accordo quindi è il seguente. Io vi metto la ricetta così come l’ho fatta io, voi se la riproducete la bagnate prima di ricoprirla e io la preparo di nuovo nei prossimi giorni facendo un bel video da mettervi su Youtube! Che ne dite?
Lista della spesa: (per le due torte): 225 gr di farina di mandorle, 225gr di farina di riso, 340gr di farina di tipo 00 (o di tipo 0), 5g di cremor tartaro (o lievito), 5gr di bicarbonato di sodio, 1 pizzico di sale, 11 cucchiai di olio di germe di mais, 250ml di latte di soia, 250ml di latte di soia alle mandorle, 80gr di sciroppo di riso, 60ml di succo d’agave, 5ml di aceto di mele, 15ml di aroma di mandorle, 5ml di aroma di vaniglia (per la copertura:) 220gr di cioccolato fondente, 120 ml di latte di soia alle mandorle, 50gr di sciroppo d’agave ambrato, 30gr di mandorle affettate.
Preriscaldare il forno a 175 ° e oliare o imburrare con la margarina due tortiere della stessa dimensione (io ho utilizzato quelle in alluminio della coop).
In un recipiente unire la farina di mandorle con le altre due farine, il cremor tartaro, il bicarbonato di sodio e il sale. Mescolare bene e mettere da parte.
Utilizzando uno sbattitore elettrico miscelare bene l’olio di germe di mais, il latte di soia e quello di soia e mandorle, lo sciroppo d’acero, e l’aceto di mele fino a quando la miscela non sarà piena di bollicine sulla superficie. Incorporare l’aroma alla mandorla e quello alla vaniglia. Aggiungere lentamente il composto di ingredienti secchi a quelli umidi, mescolando fino ad ottenere un impasto omogeneo. Dividere l’impasto tra le due teglie precedentemente oliate e cuocere per 35 minuti (fate come al solito la prova stuzzicadenti che inserito nel centro deve uscire pulito). Lasciare che i due strati di torta si raffreddino per almeno 20 minuti e, una volta freddi, iniziare con la decorazione.
Preparare una ganache di cioccolato portando a leggera ebollizione il latte di soia e mandorle in un pentolino. Spegnere la fiamma e aggiungere il cioccolato fondente e lo sciroppo d’agave. Mescolare bene fino al completo scioglimento del cioccolato. A questo punto ricoprire con uno strato abbondante di cioccolato la superficie di una torta e metterci sopra l’altra. Ricoprire tutta la torta con il cioccolato fondente con una spatola. Una volta ricoperta interamente iniziare la decorazione con le mandorle affettate coprendo lo spazio a metà della torta con una fila di mandorle e spargendole sui bordi della torta in superficie come da fotografia.
Consiglio: come già detto in apertura vi consiglio, prima di mettere lo strato di cioccolato di procedere alla bagnatura delle due torte, spennellando le parti superiori con una miscela liquida a scelta. Questo servirà a rendere meno asciutto il dolce.
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Quando aggiungo questo 1.0 sappiate che ci sono dei lavori in corso e che questa ricetta, deliziosa, vuole essere replicata dalla sottoscritta in differenti versioni. Un vero e proprio aggiornamento che nulla vuole togliere all’originale, anzi. In questo caso, avendo acquistato una confezione di Ramen Organic (biologici) in uno splendido negozio giapponese-cinese su due piani a New York, ho pensato bene di dare vita al famoso piatto giapponese con quello che avevo in casa e il risultato è stato ottimo. I Ramen rassomigliano ai nostri tagliolini e vengono mangiati in un brodo con altri ingredienti che possono variare sempre. Non devono essere spezzati anzi, lasciati interi possono facilmente essere agguantati dalle vostre bacchette e vi sembrerà di essere in un manga giapponese. Eccovi un esempio di come si mangiano i Ramen:

Bene, adesso siete pronti a cucinare la vostra zuppa di ramen vegan e deliziosa, che può avere davvero molteplici varianti. Questo è quello che avevo in casa io…
Lista della spesa (per 2 persone): 100gr di ramen, 3 strisce secche di alghe wakame, 1 carota, 1 piccolo gambo di sedano, mezza cipolla bianca, 1 cucchiaio di salsa di soia, sale a piacere, 80gr di broccoletti.
Preparate un brodo vegetale con la carota tagliata in due pezzi, le alghe tagliate a pezzettini, il gambo di sedano e la mezza cipolla bianca intera. Aggiungete sale grosso a piacere e un cucchiaio di salsa di soia e portare ad ebollizione coprendo con un coperchio. Non appena le verdure saranno ben cotte (circa 10-15 minuti) toglietele dalla pentola (e tenete da parte!) lasciando solo le alghe all’interno. Aggiungete i broccoletti precedentemente lavati con cura e lasciate bollire per circa 2 minuti. Aggiungete i ramen e impostate 4 minuti sul timer. A quel punto i ramen dovrebbero essere cotti (guardate anche le indicazioni sulla vostra confezione però!) e i broccoli non si saranno ancora sfaldati. Servite disponendo nella ciotola gli ingredienti separatamente: i ramen da un lato, i broccoli e le alghe da un altro e agiungete le carote tagliate in spesse listarelle. Coprite lentamente con il brodo e servite…con bacchette mi raccomando!
P.s. Ovviamente se i vostri ramen ci mettono più tempo mettete prima loro e poi aggiungete le cimette dei broccoli che non devono bollire per più di 6-7 minuti.
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Se c’è una cosa che ho fatto a New York è stata quella di rifornirmi di libri vegan sopratutto relativi ai dolci. Voglio raggiungere un livello alto e per questo…ci vuole tanto studio!
Questi cupcakes al cioccolato sono vegan, soffici, cioccolatosi e ricoperti da una crema di burro di arachidi…non male direi
Provate a farli e ditemi cosa ne pensate…per quel che mi riguarda saranno la base per numerose varianti
Ecco a voi la ricetta di questi cupcakes vegani al cioccolato con le dosi prontamente tradotte dalla sottoscritta e alcuni ingredienti diversi dall’originale (se non ci metto del mio non sono contenta, lo sapete!!)
Lista della spesa (per 12 cupcakes): 250ml di latte di soia alla vaniglia, 1 cucchiaino da tè di aceto di mele, 150g di zucchero di canna setacciato, 5 cucchiai di olio di germe di mais, 2 cucchiaini da tè di aroma alla vaniglia, 150gr di farina di tipo 0, 35gr di cacao amaro in polvere, 1 cucchiaino da tè scarso di bicarbonato di sodio, 1 cucchiaino di cremor tartaro, 1 pizzico di sale.
Preriscaldare il forno a 175°. Miscelare in una grande ciotola il latte di soia e l’aceto di mele e mettere da parte per qualche minuto. Aggiungere alla miscela di soia lo zucchero di canna, l’olio di mais e l’aroma alla vaniglia e sbatterli con una frusta (elettrica se volete) fino ad ottenere un composto omogeneo e leggermente spumoso. In una ciotola separata unite la farina setacciata, il cacao in polvere, il bicarbonato, il cremor tartaro e il sale. Aggiungere gli ingredienti secchi a quelli umidi e sbattere con la frusta (elettrica se volete) fino a eliminare i grumi più grossi. Versare negli stampi, ricoperti dalla carta per cupcakes, riempiendone i 3/4.
Cuocere per 20 minuti o comunque fino a quando uno stuzzicadenti non ne uscirà pulito una volta inserito al centro del cupcake.
Lasciare raffreddare completamente e nel frattempo preparate la crema.
Lista della spesa (per la crema di arachidi): 30gr di margarina, 20g di margarina all’olio d’oliva (sostituibile con margarina normale), 40g di burro di arachidi creamy, 1 cucchiaio abbondante di sciroppo di malto d’orzo, un cucchiaino da tè di aroma alla vaniglia, 30gr di zucchero a velo, 1 cucchiaio di latte di soia alla vaniglia (o latte di riso).
Con il miscelatore elettrico, unire la margarina ammorbidita e la margarina all’olio d’oliva a media velocità fino a ottenere una crema liscia (circa 2 minuti). Aggiungere il burro di arachidi, lo sciroppo di malto d’orzo e la vaniglia, e sbattere alla stessa velocità per circa 3 minuti, quando saranno ben amalgamati. Unire lo zucchero e continuare a sbattere. Aggiungere il latte di riso sbattendo continuamente fino a che la crema non diventa di un pallido marrone e molto soffice. Ci vogliono almeno 5 minuti prima di ottenere una giusta consistenza.
Negli Stati Uniti trovate spesso tra gli ingredienti di queste creme e frosting per cupcakes il “Shortening”; è una specie di miscela vegetale di olio e di solito nei paesi anglosassoni corrisponde al Crisco, un prodotto che ha ricevuto numerose critiche perché probabilmente nocivo in quanto contenente oli idrogenati. Sostituitelo con la margarina. Il risultato non sarà lo stesso ma…ne varrà la pena per la vostra salute
Nel frattempo mi studio come sostituirlo in modo definitivo.
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Il mio veg-ometto ha preso l’influenza e così ho preparato delle patate lesse per rinfrancarlo.
Avevo in casa della rucola e la mostarda gialla comprata a NY e così…me le sono condite a mio modo e devo dire che ne ho ricavato un antipastino originale per un buffet o un aperitivo con gli amici. Evviva.
Lista della spesa (per 4 persone): 3 patate lesse medie, 4 manciate abbondanti di rucola, 2 cucchiai di yogurt di soia al naturale, 3 cucchiai di mostarda gialla, 2 cucchiai di olio evo, 1 pizzico di sale, acqua q.b.
Frullare insieme lo yogurt di soia, la rucola, la mostarda gialla con un pizzico di sale aggiungendo a filo l’olio extravergine di oliva e tanta acqua quanto basta fino ad ottenere la consistenza desiderata. Una volta ottenuta la salsa di rucola aggiungerla alle patate bollite (e lasciate raffreddare) dopo averle tagliate in piccoli pezzi e servirle in un bicchierino trasparente con sopra un cucchiaino di salsa e qualche foglia di rucola.
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Arriviamo al Quantum Leap dopo aver visitato Ellis Island, il Guggenheim e qualche negozio davvero bello. Quello che mi stupisce è che abbiano anche il pesce in questo ristorante. E’ scritto in bella vista Vegetarian – Fish sull’insegna. Questo non dispiacerà ai nostri due amici onnivori che ordineranno il Grilled Salmon Burger uno dei pochi piatti presenti con il pesce. Infatti guardando il menù avrete l’imbarazzo della scelta: ci sono una quindicina di burger, alcuni vegetariani, altri vegan e c’è una vasta scelta di piatti unici e di primi e secondi piatti.
Quando vi siederete vi porteranno un bicchiere d’acqua e continueranno a farlo anche durante la cena, anche se ordinate vino o birra. E’ infatti compresa nel prezzo. Il locale è molto carino e accogliente e si trova vicino a due negozietti davvero interessanti; uno è il Little Lebowski Shop per gli amanti del mitico film dei fratelli Coen e l’altro è un negozio che vende scacchi di ogni tipo, davvero bellissimi e dove potrete anche fare una partita con qualcuno.
Tornando al ristorante, sul nostro tavolo arrivano un ottimo Guacamole servito con delle tortilla chips che divido con il mio veg-ometto e poi via alle danze. Io ordino il Vegetarian Curry Stew, una specie di zuppa con verdure stagionali e tofu accompagnato da riso con lenticchie, il veg-ometto un Burger Wrap, e quindi un rotolo con dentro cipolle rosse, insalata, pomodoro, funghi e un qualcosa che mi sembra seitan accompagnato da insalata mista e patatine fritte e la mia veg-amica si tuffa su un piatto che si chiama Zen Platter composto da verdura di stagione, riso nero, tofu grigliato e seitan marinato in salsa di mandarino e arancia. Le porzioni sono enormi e prima dei due piatti ci viene servita una semplice insalata.
Il mio giudizio complessivo è positivo; ne usciamo con la pancia piena e con una spesa non eccessiva (23 dollari a testa, birra, acqua, tasse e mancia compresi) e abbiamo mangiato bene. Purtroppo ho compreso che gli americani hanno una predilezione particolare per le spezie, le salse e il piccante quindi state attenti. Quando dicono che una pietanza non è molto piccante…è piccante! Non esageratamente ma lo è abbastanza per farvi pensare che lo sia.
Insomma, riflettete bene su questo prima di ordinare e chiedete alla cameriera.
Quantum Leap 226 Thompson Street NY 212.677.8050
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Eccovi qui, come in un film mentre uscite dalla metropolitana in un quartiere molto diverso dalla 5th strada, con le sue luci e i suoi negozi da favola. Il quartiere in cui vi trovate è pieno di insegne cinesi e di palazzi decadenti e tutto questo è meravigliosamente cinematografico. Ad un certo punto arrivate di fronte a Babycakes e vi si apre un mondo di pochi metri quadri.
Questa pasticceria minuscola è davvero ricca di meraviglie. Prima di tutto preparatevi ad entrare in un angolo di america anni ‘50.
Le ragazze che lavorano incessantemente dietro al bancone sembrano truccate come delle pin up e vestite di rosa vi lasceranno di stucco proprio come le lucine appese ovunque, la musica a tutto volume che rende l’aria frizzante e sopratutto una vetrina di dolcetti che vi manderà in confusione.
E’ tutto vegan, avete capito bene, e le ragazze vi chiederanno se avete delle allergie prima di farvi assaggiare i loro preziosi dolcetti. Mi sacrifico per la causa e provo inizialmente solo un cupcake al cioccolato. E’ divino.
Non posso fermarmi, insomma, mica posso fare una buona recensione così! E allora via alle danze: 1 donut con crema di caffé e cioccolato e 1 con una cremina rosa con le perline, 3 piccolissimi brownie al cioccolato e un cupcake con frosting al lampone. Insomma, ora ve lo posso dire…se andate a NY e non passate da Babycakes siete pazzi.
E’ tutto molto caro, io credo di aver speso circa 18 dollari per tutto questo ma se ce la fate a prendere solo un cupcake e un caffè, con 5 dollari ve la caverete. Quando uscite da Babycakes fate un salto da Mooshoes, un negozio di scarpe, borse e accessori vegan che si trova a due passi (78 Orchard St New York, NY 10002) e spendete altri soldi per una buona causa: quel paio di stivali neri da fare invia a uno stivale di Prada sono completamente Cruelty Free e costano 160 dollari. Certo, non è poco ma siete a NY e quando vi ricapiterà?
Fate qualche follia, Vegan, ovviamente.
Babycakes, 248 Broome Street (Btwn Orchard & Ludlow), New York City, NY 10002, www.babycakesnyc.com
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